Senza raccomandazioni non si fa nulla

Spesso penso a un episodio che mi è successo qualche tempo fa. Lo racconto al presente perché brucia ancora, come se fosse ieri.

Sono riuscita a strappare un colloquio con il caporedattore di un quotidiano nazionale, un uomo alto un metro e sessanta con i capelli brizzolati e il viso abbronzato.

Lui mi fa accomodare nel suo ufficio, mi chiede il curriculum e poi comincia con la solita tiritera: non abbiamo bisogno di nuovi giornalisti e certo il tuo curriculum è davvero interessante ma ne arrivano tantissimi di gente in gamba. C’è chi ha un master alla Columbia, chi sa 5 lingue, ma nemmeno per loro c’è posto. Perchè qui è difficile entrare. Tu ad esempio chi hai dietro?.

Io mi giro di scatto per vedere se c’è qualcuno. Ma quando trovo il muro, bianco, a 10 centrimetri dal naso, capisco che sono davvero un’ingenua. Mi rigiro velocemente ma non riesco a trattenere il rossore. Ho le guance che pulsano e gli occhi umidi, pronta per un pianto isterico. Ma mi trattengo mentre lui – che poi scopro essere figlio di un importante vicedirettore – mi osserva, incapace di sorridere per l’imbarazzo.

Passano una ventina di secondi che mi sembrano anni durante i quali penso che non ce la farò mai a farmi strada in questo mondo e poi lui riprende: intendevo se hai qualcuno che ti appoggia: un politico, qualcuno di grosso. No, non ho nessuno dietro, dico. Lui sospira, sollevato dalla buona notizia – per lui – e dice: e allora non posso fare nulla per te a meno che tu non voglia lasciare il tuo lavoro e venire qui a fare da, diciamo, tappabuchi, come una stagista, per uno o due anni, naturalmente senza compenso. Questo potrebbe essere un modo per entrare, ma non te l’assicuro.

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5 pensieri su “Senza raccomandazioni non si fa nulla

  1. Anonimo ha detto:

    storia molto bella, verosimile, ma si capisce che non è vera, potrebbe tranquillamente esserlo, sei una che lavoro nel campo del giornalismo, lo conosce molto bene, forse ha visto queste cose, ma non è la tua vera storia, lo si capisce da alcune piccole cose, primo hai scritto al presente anche i primi giorni quando ancora non sapevi che era un porco, seconda cosa certe cose sono così assurde che non possono essere vera, come questa qui dove hai detto che quando lui gi ha chiesto chi hai dietro, ti sei girata davvero. Questo non significa che il tuo blog non merita, anzi merita molto, facci un libro, io lo sto leggendo come se fosse un libro. Un pò come il davolo veste prada, inoltre solleva un problema reale che è quello della molestie sul lavoro che sono più marcate dove esistono fenomeni di precarietà. per questo la precarietà non esiste altro che la fornero che dice che siamo troppo choosy e tra l’altro è anche ministro della pari opportunità. un vero scandalo!

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Purtroppo è tutto vero. E mi fa sorridere che tu pensi che alcuni episodi siano di fantasia. L’episodio del muro è accaduto e arrossisco ancora al pensiero. Sai cosa vuol dire essere ingenui? Ecco, io ero un’ingenua. I tuoi dubbi sulla temporalità sono leciti ma se leggi il “chi sono” è specificato che si tratta di un evento passato durato 2 anni e mezzo. Lo specifico anche in alcuni commenti e nell’articolo del Corriere.it. Certo, è scritto al presente. Questo è l’unico escamotage narrativo che mi sono permessa.
      Ovviamente sei libero di credere quello che vuoi.
      Grazie per il contributo.

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      • Anonimo ha detto:

        mmm conosci la P2 e galdio e non capisci la frase “chi ci è dietro di te” strano per una giornalista che aveva già lavorato, poi ingenua ok, ma non è che fino a prima avevi vissuto nell’ovatta, stavi a roma con altra gente…voglio dire un pò la vita te l’eri fatta.
        Cmq ripeto questo non toglie niente alla tua storia, però se è vera come dici avresti dovuto denunciare, lo so che è facile da dire stando dietro una scrivania, ma così avresti impedito che lui l’avrebbe fatto ad altri, come sembra essere successo a Flavia.
        Se lo avessi denunciato non avresti fatto certo un piacere a te, ma a ante altre donne si.

        cmq ripeto sei molto brava e concordo con te che ci sono giornalisti che non sanno nemmeno l’italiano. Ho visto mille volte scrivere “a” al posto di “ha” e tanti altri errori.
        Una sola cosa è vera, quello lì non poteva che essere di destra ahuahuahau 😉
        in bocca al lupo per tutto.

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      • diariodelporcoallavoro ha detto:

        Ci sono cose che ti prendono alla sprovvista. Per la questione denuncia: dopo mesi in effetti sono andata dall’avvocato di un sindacato regionale dei giornalisti. Dopo avermi ricevuto nella sua stanza piena di fumo di sigaretta e avere ascoltato distrattamente e con un sorriso di compassione la mia storia, l’avvocato mi ha riso in faccia. Se conosci la società italiana sai bene che un caso del genere non è facile nè da fare emergere nè tantomeno da denunciare.

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