A lui piace così

Finalmente ho una scrivania con un computer e qualche collega che mi rivolge la parola. Oggi sono perfino riuscita a scrivere un articolo. Però resto inquieta. Non ho ancora saputo nulla del contratto (quanto dura questo periodo di prova? Io non sono qui per giocare e avrei anche bisogno di uno stipendio) e temo un nuovo invito da parte del direttore. Ma sono le 9 di sera e lui non si è ancora visto. Devi stare tranquilla, mi ripeto, vedrai che stasera riesci a tornare a casa presto e magari a berti anche una birra con qualche collega.

E invece no. Eccolo che arriva dalla porta principale. Ho preso l’ultimo aereo per cenare con voi, i nuovi arrivati, dice avvicinandosi e appoggiando una delle sue mani dalle dita grassocce sulla mia spalla destra. Guardo quella cosa bianchiccia, con le vene in rilievo. Mi divincolo in slow motion, cercando di non dare troppo nell’occhio. Il movimento è lo stesso che si fa quando si ha un insetto velenoso tra la schiena e la maglietta e si cerca di farlo andare via, senza farsi pungere. Ma lui non leva la mano. E’ così vicino che distinguo la fine dell’odore del deodorante e l’inizio del sudore. Forse si è anche messo del borotalco. La mano resta lì: ti aspetto a cena con gli altri tra un’ora. Poi si gira verso i caporedattori, gridando qualcosa. Mentre si allontana gli dico: ma stasera non so se riesco a venire perchè devo dare una mano per la chiusura delle pagine. E lui: non occorre. Puoi venire, te lo dice il tuo direttore.

Alle 10 passa a raccolta. Ci alziamo in quattro: io, Anna, Flavia, Marco. Non guardo nemmeno le reazioni dei colleghi e delle colleghe attorno a noi. Tanto da qui me ne devo andare. Altrimenti non sopravvivo. Noi quattro siamo le forze giovani reclutate per il rilancio del giornale. Tutti senza contratto. Non possiamo far altro che obbedire.

A cena si mangia pesce e si beve prosecco. A lui piace così. Gli altri sono allegri, parlano molto, qualcuno cerca anche di mettersi in mostra. Il direttore racconta della Somalia (ancora) e di altre avventure di quando faceva l’inviato. Io non ascolto. Sono stanca. Stasera non ho voglia di annuire. Osservo. C’è Flavia che sembra particolarmente su di giri. E’ seduta a fianco del direttore e ride molto. Troppo. A un certo punto si fa imboccare. Da lui. Orrore. Poi si siede sulle sue ginocchia. Il gioco deve divertirlo ed esaltarlo parecchio. A un tratto si gira verso di me con un cucchiaio colmo di mascarpone e domanda: vuoi? Non mangio dolci, grazie – rispondo – sono sempre a dieta. Lui fa una smorfia: si rigira verso Flavia e mi ignora per il resto della serata. Obiettivo raggiunto.

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