Flavia e il tete-a-tete

Questa mattina ho parlato con Flavia. Era nervosa. Mi ha detto che anche lei sta aspettando che le facciano il contratto e che stasera esce a cena con il direttore. Un tete-a-tete. Le ho detto che non mi sembra una grande idea. Stare da sola con lui significa fargli da dama di compagnia e sopportare i suoi discorsi barbosi e inutili.

Flavia dice che deve, non ha scelta. Lei è messa peggio di me. Io almeno ho fatto il master di giornalismo, sono riuscita ad avere il praticantato e a fare l’esame di stato. Sono giornalista professionista. Il che significa che se mi fanno un contratto avrò uno stipendio discreto. Flavia, invece, è ancora pubblicista.

Anche se ha 30 anni e sta lavorando da 10 anni nessuno le ha mai fatto fare i 18 mesi di lavoro continuato e retribuito che servono per accedere all’esame di stato. Eppure ce l’ha messa tutta per riuscirci – dice – guardandomi negli occhi. La sua situazione familiare è difficile: vive con la madre che ha un lavoro part-time e che deve finire di pagare il mutuo della casa. Flavia è stanca. Questa volta non può andare male.

Come faccio a giudicarti Flavia-che-ti-siedi-sulle-gambe-del-direttore-e-ti-fai-imboccare? Spero che ti vada bene ma dubito che l’esito sarà veloce. Le dico soltanto: pensaci bene. Lei fa spallucce e capisco che è meglio non aggiungere altro.

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