Il morso del serpente corallo

Sono in questo buco di redazione da non so più quanti giorni. Ho smesso di contarli altrimenti mi viene l’orticaria. Del contratto non si vede l’ombra. Non posso nemmeno sperare di sorprendere il capo-del-personale in corridoio per ricordargli che sto aspettando di firmare quel benedetto pezzo di carta perchè lui non c’è. Vive in una villa nella campagna toscana con la giovane moglie, sposata in seconde nozze. Viene qui una volta al mese per due giorni. Poi riparte. Noi siamo soltanto un diversivo per lui, un lavoretto per arrotondare la pensione accumulata in 30 anni di ritrutturazioni feroci e licenziamenti spietati.

Non chiedo aiuto ai colleghi e alle colleghe perchè mi odiano. O meglio: ci odiano, noi che siamo i nuovi arrivati e che veniamo invitati al ristorante dal direttore. In particolare noi donne. Pensano che facciamo le smorfiose, che siamo le sue favorite. Che chissà che compromessi abbiamo accettato. E il direttore fa di tutto per farglielo credere.

Un’ora fa Luca, uno dei caporedattori centrali, mi ha chiesto: quali sono i tuoi settori di competenza? Ambiente, sociale, lavoro, ho risposto. E le tue esperienze lavorative precedenti? Ed ecco che arriva il direttore. Io lo saluto e continuo a parlare. Luca ascolta, annuisce e dice: interessante; potresti darci qualche spunto nei prossimi giorni.

Il direttore interviene: sì Olga è brava. Poi sfodera un ghigno che ancora non gli avevo visto. Gli occhi roteano come biglie impazzite e le labbra si accartocciano, mostrando due incisivi giallognoli consumati dall’età. Anche i denti invecchiano, penso. E aspetto la sua mossa, come una preda che sta per essere morsa dal serpente corallo. E’ brava ed è qui perchè è mia amica, dice il direttore. Io apro la bocca cercando di dire qualcosa di sensato ma non esce nulla.  La richiudo. Luca mi guarda, scuote la testa e dice: tutti qui per merito, insomma.

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4 pensieri su “Il morso del serpente corallo

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