Masticando i pensieri come la mucca fa con l’erba

Se non provi non puoi sapere.
Questa frase mi ha sempre lasciata perplessa. Mi dicevo: non è proprio così. Esistono l’empatia e l’immaginazione per cum patere, per mettersi nei panni degli altri. Anche se non provi, puoi sapere.

Da quando sono qui, però, non faccio altro che rimuginare su queste 6 parole, masticandole come la mucca fa con l’erba, ripetendomele come chi conta i grani del rosario.

Chi non prova la tensione perenne, il ricatto non detto, la sessualità pervasiva di questo affair lavorativo unidirezionale non può capire. Mi dico. Non può immaginare che cosa siano il precariato, l’ansia di finire senza un lavoro, buttando all’aria anni di studi e di ambizioni, per arrivare dopo i 30 a pensarsi come una che può soltanto sperare nella salvezza per mano di un uomo, che mi porti all’altare o di fronte a un funzionario che indossa il tricolore (che emozione) per dire: sì lo voglio. Voglio che mi fecondi, voglio essere la tua ancella, voglio dedicarmi anima e corpo alla cura della prole e della casa.

Ieri ho parlato con Ludovica al telefono. Lei è tornata a casa e sta aspettando da lì che le facciano il contratto. Era ansiosa, voleva sapere se c’erano novità. Mi ha detto che non capiva perchè avessero già dato un cellulare e un computer aziendale a me (e agli altri nuovi) e a lei no. Le ho raccontato di come passo le giornate, delle cene, della strana relazione in cui mi trovo immischiata.

Ma sei stata tu a volerlo – mi ha detto la cara Ludovica. – Se il direttore ti ha raccontato certe cose di sé, se ti invita fuori a pranzo o a cena è soltanto perchè tu gliel’hai permesso. Hai fatto in modo che si creasse una certa confindenza. Le cose si fanno in due e tu sei una parte del gioco. Non fare la naif, quella che non capisce bene che cosa sta succedendo. Pensala come un’opportunità, piuttosto. Un’occasione.

Grazie, mia vera amica. Sono questi i consigli che aspettavo per affrontare al meglio la situazione.  Mi mancava il concetto di colpa. Si chiama così – infatti – l’inquietudine che cresce, ogni giorno che passa. E’ colpa mia se il direttore ci prova. E’ colpa mia se non ho un contratto. E’ colpa mia se non sono abbastanza brava da gestire la situazione a mio favore.

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11 pensieri su “Masticando i pensieri come la mucca fa con l’erba

  1. aggrovigliata ha detto:

    Ho 32 anni e anche io sono una precaria (attualmente mi pago qualche spesa facendo la hostess). Ho vissuto a Roma, ma mi sono ritrovata (dalla sera alla mattina) senza lavoro e senza un soldo. Capisco molto, molto bene cosa si prova….
    In bocca al lupo!

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  2. aiace96 ha detto:

    ecco, post come questo fanno sentire un precario come me un privilegiato… perché sono un uomo.
    Nel mio ambiente non esistono manager donne e non si creano situazioni come queste, almeno per gli uomini. Certo che ogni volta che ti leggo penso alla mia compagna, alle sue lotte interne all’azienda, e sono preoccupato.

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  3. daniele ha detto:

    “…non vale soltanto per gli uomini ma anche per le donne.”
    Mi sfugge il senso di questa precisazione. Non ho capito perché dovrebbe valere solo per gli uomini. A parte questo, vorrei far notare un particolare: un uomo senza lavoro non ha nemmeno quell’ultima speranza (non certo gratificante) di essere “salvato per mano” di una sposa. Questa speranza sì che vale soltanto per le donne. Per un uomo, senza il lavoro, è un baratro sul nulla.
    Complimenti, ottimo blog.

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Daniele, hai ragione: c’è un’incongruenza in quella frase. E’ un post abbastanza vecchio e cercherò di sistemarlo appena ho un po’ di tempo.
      Per quanto riguarda la questione matrimonio come soluzione ai problemi di reddito: è un discorso complesso che varrebbe la pena affrontare con calma. Anche un uomo potrebbe trovarsi una donna che lo mantenga. Pensa ai vari toyboy delle star. Ma sarebbe davvero una soluzione?

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