Flavia e il punto di non ritorno

Sono arrivata in redazione un’ora fa. Ieri il capo-del-personale ha voluto incontrare me e gli altri nuovi. Ha detto che per il contratto ci vorrà al massimo un’altra decina di giorni. Speriamo bene. Ieri alla riunione c’eravamo tutti tranne Flavia. E’ rimasta in redazione con gli altri a lavorare.

Poco fa l’ho incontrata. Aveva il viso contratto. Il colorito verdastro, come se avesse appena vomitato. Le ho chiesto: stai male? Mi ha risposto: non troppo. Flavia che c’è? Niente, mi ha detto. E comunque non potresti capire. Ma perchè ieri non sei venuta alla riunione? Il mio caso è diverso dal vostro, mi ha risposto. Voi avete tutti fatto l’esame di stato, siete professionisti. Io invece devo ancora fare il praticantato. Io sono molto più vulnerabile.

La guardo e mi viene da piangere. Che cosa hai fatto ieri sera Flavia? Le chiedo. Il suo bel viso si allarga a dismisura in un sorriso forzato. Niente di particolare, dice. Io insisto: sei uscita a cena con lui? Lei fa spallucce e risponde: sì, una serata come un’altra. E allora perchè oggi sei uno straccio? Perchè ho bevuto, risponde. Non dobbiamo uscire a cena da sole con lui, dico. Non dobbiamo fare le dame di compagnia. Lui se ne approfitta: gli dai una mano e si prende il braccio. Non ha remore. Non dobbiamo Flavia. Sto quasi urlando senza rendermene conto.

Il sorriso forzato di Flavia si spegne. Ora ha lo guardo vitreo, con lampi di odio. Tu chi sei per dirmi cosa devo fare? Ne sai qualcosa della mia situazione? Tu non sei come me. Io sono davvero disperata. Le dico: non arrabbiarti, siamo tutte nelle stessa situazione. Lei risponde: forse non è così. Le dico: non devi forzarti nel fare le cose. Non devi stare da sola con lui. Non devi farlo più.

Lei abbassa lo sguardo. Non parlo. Ho capito: ormai è tardi. Le appoggio la mano sulla spalla. Sta tremando. Ha gli occhi lucidi. Dice: devo andare ora, devo fare un pezzo.

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4 pensieri su “Flavia e il punto di non ritorno

  1. manuela ha detto:

    Non riesco a smettere di leggerti o di ritrovarmi in quello che scrivi. Anche se è passato tanto tempo e io stavo per diventare una come Flavia, ma poi ho rinunciato. Se avessi fatto la sua scelta, oggi starei meglio professionalmente. Mi resta solo l’onore e l’etica, ma sai bene che non bastano a rendere una persona felice e completa. Non biasimarmi.

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  2. slottopersio ha detto:

    Cara Olga,

    sono arrivata al tuo blog dopo aver letto l’intervista su “Il Fatto Quotidiano.”
    Anch’io voglio fare la giornalista. Per ora sono ancora all’università, mi laureo quest’anno, ma non vivo più in Italia.
    La situazione che descrivi in questi post è una delle ragioni per cui ho lasciato il Bel Paese. Questa ipocrisia, questi sporchi abusi di potere, questo continuo nepotismo e l’assenza di morale si riflettono ormai a qualunque livello della società italiana.
    Auguro a te, e a tutte le altre donne nella stessa situazione, tanto forza e coraggio. Spero anche che prima o poi i porci paghino per le loro porcate, magari con un bel tumore alla prostata (ah, la buona vecchia legge del contrappasso!)
    Nel frattempo, se mai ti capitasse un’opportunità vera, migliore, possibilmente all’estero, coglila al volo. Non ci si rende conto di quanto sia marcia l’Italia finché non se ne è al di fuori.

    Saluti dall’Olanda,

    Sofia

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