Ordini imprevisti

Giovedì sera il direttore mi ha invitata di nuovo a cena. Ho rifiutato. Ho detto che ero stanca e che avevo in programma una lunga telefonata con il mio ragazzo. Mi ha fissata a lungo con i suoi occhi glauchi. Ha storto la bocca e mi è sembrato di vedere un filo di bava. Verde. Poi si è girato e se n’è andato.

Ieri sono rimasta davanti al computer, per ore, a leggere il rullo delle agenzie. Un ciclo continuo di dichiarazioni politiche, retroscena, pettegolezzi, notizie di cronaca nera, cultura, spettacolo, scienza, sport. Sono andata avanti dalle 15 alle 21.30.

Prima, però, ho provato a darmi da fare. Sono andata dai caporedattori centrali a elemosinare un pezzo. Senza successo. Poi ho fatto il giro dei caposervizio. Ho timidamente buttato lì qualche proposta che però non è piaciuta.

Soltanto Carlo è stato possibilista: se ho bisogno di una mano ti chiamo, ha detto. Poi mi ha chiesto: tu di dove sei esattamente? Vieni dalla stessa città dell’editore? E’ vero che siete amici di famiglia? Gli ho risposto che non so nemmeno che faccia abbia, l’editore. E che se fossi stata sua amica probabimente avrei già avuto un contratto. Lui ha detto: in effetti; ma sai, qui c’è chi dice che tu sia addirittura una sua parente. E io: pensavo che si dicesse che fossi amica del direttore. Carlo ha sorriso e ha aggiunto: anche.

Oggi è successa una cosa strana. Alle 10.30 è arrivato il direttore. E’ andato dal caporedattore centrale e poi si è diretto verso di me. Oh no, ho pensato. Adesso che cosa vorrà? Che vada a pranzo con lui?

E invece con fare serio, tenendo le mani in tasca, mi ha detto: c’è un pezzo importante da scrivere. Siccome sei brava devi farlo tu. Voglio metterti alla prova. Devi essere puntuale e veloce. Quando finisci portamelo su.

Ho fatto un paio di telefonate e ho scritto. Poi mi sono alzata. Mi girava la testa. Ho calpestato ogni gradino di plexiglass della scala che porta al suo ufficio chiedendomi: che significato ha questo cambio di comportamento? Davvero ho frainteso i suoi inviti a cena? Sono stata così bigotta e miope? Forse vuole soltanto farmi lavorare. E mi stima.

Ho bussato. Sono entrata. C’era solo una delle due segretarie. Mi ha guardata e si è fatta scappare un risolino. Ho dato l’articolo al direttore. Lui l’ha letto in silenzio. Poi ha alzato lo sguardo e ha detto: è perfetto. Fallo mettere in pagina. E ha aggiunto: Olga, vedi che credo in te? Non devi fare l’antipatica.

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7 pensieri su “Ordini imprevisti

  1. davide ha detto:

    gentile signorina, ho letto la sua storia sul fatto quotidiano, io sono un militare che per affermare la mia professionalità combatte quotidianamente contro un altro tipo di mobbing, che anche io non posso provare, certo molto meno umiliante del suo ma ugualmente stressante, se io avessi la sua età non esiterei un’attimo ad emigrare, ormai questa ex nazione ha perso definitivamente ogni valore.
    le invio la mia solidarietà, non credo che lei sia affatto naif , ma avrà alle spalle una bella famiglia di cui può ben essere fiera!
    davide

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      • Angelo ha detto:

        Mi scuso in anticipo per il mio uso dell’italiano (pur essendolo dalla nascita)…. non ho una grande capacità con le parole . Le voglio esprimere la mia solidarietà di maschio ma anche rivolgere un rimprovero alle donne che non fanno come lei . Mi spiego .
        Io , e i miei colleghi , subiamo il mobbing sessuale delle donne …. no ! Non ci insidiano (anche perchè , almeno per quello che mi riguarda 9 , non sono appetibile ) sessualmente ma ottengono favori dai superiori . Roba da poco ,per carità , pero’ è umiliante che il sesso venga usato per ottenere poco o nulla . Mi sbaglio o anche questo è mobbing ???
        Magari ne ha già parlato (io arrivo , come , Davide , dal Fatto Quotidiano ) e allora mi scuso per la tiritera . Spero di non averle fatto perdere molto tempo .
        Le faccio i miei auguri per il futuro .

        Angelo

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