Galleggiando nell’etere delle speranze

Da sabato scorso galleggio nell’etere delle speranze. Questa è la mia chance: finalmente posso dimostrare che anch’io valgo e lo dico conscia di non essere la protagonista di una pubblicità. Dopo l’articolo di sabato scorso sono arrivate parecchie email dai lettori con apprezzamenti e commenti. Anche Luca, il caporedattore centrale, è sembrato contento del mio lavoro. Mi ha dato una pacca sulla spalla, come si usa tra uomini.

Poco fa, prima della pausa pranzo, il direttore è passato in redazione e si è messo a parlare con Luca. Poi mi hanno chiamata e mi hanno affidato un’intervista per le pagine nazionali. Hai visto che brava che è Olga, ha detto il direttore. L’ho capito subito, al primo colloquio. Pensa che conservo ancora nel mio ufficio la cartella con i suoi articoli. Potrebbe diventare un’ottima inviata. Nei miei occhi si è accesa la fiammella scintillante dell’illusione. Luca mi ha guardata come per dire: non-credere-alle-sue-ciance. Sono arrossita per 30 secondi. Poi mi sono spenta.

Ma Luca che ne sa? Ho deciso: sospendo il giudizio. Cerco di lavorare dando il massimo. L’atteggiamento del direttore è cambiato e devo pensare soltanto a questo. Le mie risposte durante le ultime cene devono averlo scoraggiato. Ha capito che con me non c’è speranza.

Ora ha altre mire. Ieri Anna mi ha raccontato che sta lasciando la stanza dove è andata temporaneamente a vivere perchè vuole trasferirsi in una casa più grande con Beatrice. Il direttore insiste perchè vadano nel suo appartamento. Ha una camera in più e spesso va via. Dice che non dovranno nemmeno pagare l’affitto.

Anna mi ha chiesto: tu che cosa faresti? Io ho detto che non andrei da lui nemmeno se mi pagasse. Che deve essere un martirio ritrovarselo in casa. E poi, se ci prova? Anna ha fatto una smorfia: non è tipo da fare certe cose e poi Beatrice è come una figlia per lui. Si conoscono da anni. Vuole che andiamo da lui per fargli compagnia perchè si sente solo. Sai, in redazione non ha legato con nessuno. La gente di qui è particolare: scorbutica, solitaria, diffidente.

Io ho scosso la testa: ma con Flavia hai visto che cosa ha fatto? Anna mi ha fissata a lungo. Ho notato un lieve tremore alle mani. Ha detto: con Flavia non è successo nulla. Non parlare di cose che non sai. E allora perchè l’altra mattina era così strana, ho chiesto. Anna ha sorriso: stava male perchè la sera prima aveva bevuto troppo.

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27 pensieri su “Galleggiando nell’etere delle speranze

  1. Valerio Morellato ha detto:

    Ciao Olga, ho letto di te qui http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/27/mobbing-sessuale-giornalista-precaria-apre-blog-ma-non-denuncia/361672/
    io sono un “capo” (anche se non mi piace definirmi così) perché sono titolare di un’azienda. Ma sono allo stesso tempo uno di 32 anni che ha investito tutta la sua vita in una cosa molto differente dalla tua passione per il giornalismo: io ho investito sull’ambiente, sulle energie rinnovabili, sul cercare con il mio lavoro di costruire una società differente.
    Recentemente, il fatto di aver rifiutato di fare un’offerta per una commessa militare mi ha reso “famoso” (non ti do link perché non voglio far pensare che intenda farmi pubblicità). Però questo evento mi ha fatto arrivare tante, tante mail di sostegno, lettere, tentativi di conforto. Economicamente questo non significa molto, ma psicologicamente mi ha dato molto coraggio.
    Ora vorrei cercare di fare altrettanto con te e farti sentire il mio sostegno. Mi fa schifo l’idea di quello che sei sottoposta a vivere. Io vivo il ruolo di titolare e l’idea che, nel valutare il lavoro dei miei colleghi (uomini, donne, ma anche ragazzi e ragazze) io possa farmi influenzare da aspetti che non sono legati al merito professionale mi ripugna! Mi fa schifo pensare che una persona nel mio ruolo possa invece abusarne (anziché avvertirne il peso e la responsabilità) e compiere scelte su basi “affettive” o peggio.
    Ti lancio tutto l’incoraggiamento possibile.. spero che tu non sia costretta ad “emigrare”.. e che assieme tutti noi giovani di questa generazione sfortunata si possa riuscire a trasformare un po’ questo nostro paese.
    Valerio Morellato

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  2. masticone2000 ha detto:

    Ti chiedo scusa olga, io nemmeno ti conosco per me sei solo un nome, quindi niente di personale…

    MA TI CONFESSO CHE NON CAPISCO COSA ABBIA FATTO DI MALE IL TUO CAPO!!

    Più precisamente, non capisco perchè oggi debba valere una certa cultura femminile (e femminista) secondo cui un uomo che sfrutta una donna è immorale, una donna che sfrutta un uomo è una cosa perfettamente normale!
    Ognuno usa il potere che ha, l’uomo ha la sua posizione, la donna ha il suo corpo, che differenza c’è ?
    Il tuo capo è un porco e/o un delinquente perche usa il suo potere ? Allora lo sono tutte quelle (tante) donne che in azienda usano il propro corpo per fare carriera scavalcando i colleghi/e che lavorano onestamente, o quelle (tante) ragazze che al colloquio x l’assunzione ci vanno mostrando più carne possibile (3 su 4 cari ipocrisucci) o le (tante) universitarie che ci provano con gli assistenti per passare l’esame…
    Chissà perchè se è una donna a dirigere il gioco, si parla di compromesso, se lo dirige l’uomo si parla di ricatto!
    Se lui dovrebbe andare in galera, dovrebbero andarci metà delle donne italiane sotto i 40!!!
    Viveversa se loro non ci vanno è giusto che.nn ci vada neppure lui
    Ma l’ipocrisia italiana e il femminismo non permettono di dire questo pubblicamente, beh io me ne frego.e.lo dico apertamente!!

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    • gabriele ha detto:

      @ masticone2000

      Lei è sicuro di non capire le differenze? Ce ne sono parecchie, bisogna impegnarsi per non notarle.
      La prima è che il capo di Olga – per fare un esempio concreto – non sta mettendo in gioco nulla di proprio, nell’esercizio del suo potere.
      Una donna che voglia negoziare impiegando il proprio corpo deve farlo… in primissima persona, offrendo alle volontà e al desiderio altrui quanto c’è, appunto, di più proprio e personale, in assoluto.
      In queste condizioni di precariato non possiamo nemmeno fare i sofisti – o i finti tonti – e sostenere che il capo di Olga si prenda dei “rischi”, assumendo una persona non qualificata e dovendo dunque risponderne ai superiori (ipotesi del tutto irreale nella nostra società, peraltro, in cui quasi nessuno disponga di potere deve rispondere a chicchessia, se non in casi estremi e assai rari).
      Infatti a quanto pare Olga è pienamente qualificata. Emerge dal suo punto di vista non imparziale, è vero, ma aggiungerei che, da quanto possiamo vedere pure noi, perlomeno sa scrivere: dote già rara nel giornalismo odierno. Oltre a ciò, lei sarebbe sempre e comunque soggetta a perdere quanto ha ottenuto: se anche lei fosse un’incapace, poco ci vorrebbe al capo, con gli strumenti offerti dall’odierna legislazione sul lavoro, per liquidarla una volta ottenuto quel che lui desidera.
      Dunque lui utilizza il proprio potere senza mettere in gioco nulla e addirittura senza esporsi, visto che fin qui è stato pure attento ad essere abbastanza ambiguo da non rischiare denunce.

      Se ci riflette bene, questa asimmetria radicale vale anche per gli altri casi che lei cita, benché siano assai diversi da quello di Olga.
      Diamogli uno sguardo, trascurando il fatto che mi sembrano un cumulo di stereotipi, non supportati da uno straccio di quantificazione statistica (tre candidate scosciate su quattro? E quante sono le universitarie che ci provano con gli assistenti? Sembra un campionario di scenette da filmino erotico più che un’esperienza concreta).

      Che cosa sacrifica di proprio il fantomatico assistente che fa passare l’esame? La ragazza assunta in minigonna che garanzie ha per il proprio futuro professionale? Continuare il baratto a oltranza? Ma sempre e comunque in base alla disponibilità altrui, non alla propria. E se una volta ottenuto quanto desiderato il superiore o il selezionatore di turno si considerano soddisfatti?

      Mi pare che solo a questo primo sguardo, e anche dando per buone le sue fantasticherie, si noti la differenza abissale tra i due tipi di potere.

      Uno, quello del corpo (femminile, ma perché no, di qualsiasi corpo desiderabile) è un potere che obbliga, per essere esercitato, a mettersi in gioco nel modo più radicale; anche senza arrivare all’atto sessuale, come dice lei stesso con espressione opportuna e rivelatrice, è un potere che per attivarsi obbliga a “mostrare la propria carne”. Atto non certo neutro, tanto che lo si adotta in altri contesti come procedura di umiliazione e tortura estrema.
      L’altro potere invece, il potere di posizione e di struttura, è un potere irresponsabile e disimpegnato, che non dà nulla di proprio e così come dà, può anche sempre togliere.
      Il primo è un potere instabile, sempre e comunque subordinato, perché la sua forza dipende essenzialmente dal desiderio altrui, e dall’altrui disponibilità. Il secondo è un potere che (soprattutto in condizioni sociali di squilibrio economico come quelle attuali) diventa capace di incidere a fondo sulla vita degli altri.
      A meno che lei non sia un inguaribile romantico, dubito fortemente che la sua vita possa essere stravolta dalla possibilità o meno di godere di uno specifico corpo altrui, incontrato per casualità lungo il suo cammino.
      Invece dover rinunciare a una delle pochissime e sudatissime opportunità professionali vuol dire mettere a rischio la propria realizzazione e, al giorno d’oggi, perfino la sussistenza stessa.

      Ma non è tutto qui. Se la candidata a qualsiasi ruolo o selezione “ci prova”, noti il verbo che lei sceglie, appunto… sta provando. Se la controparte rifiuta lo scambio, tale controparte non ne patisce nessuna conseguenza, se non uno stimolo prima acceso e poi frustrato. Vale a dire, nella peggiore delle ipotesi, un’esperienza di vita normalissima e comune che qualsiasi persona abbia superato i due anni di età mentale sa gestire in maniera perfettamente automatica e senza alcun patimento.

      Se invece un potere posizionale promette o minaccia, sta mettendo in campo una forza diretta esercitata sull’altro. Il capo di Olga non sta “provandoci”, sta costruendo con una strategia di dilazioni e di attese un vero e proprio ricatto, sebbene – per ora – velato.

      Ci sarebbero altre decine e decine di differenze, ma questo bigino per il suo esercizio da Settimana enigmistica finisce qui.

      Siccome è un intervento po’ lungo, glielo riassumo in conclusione con toni un po’ grezzi: lei proprio non vede nessuna differenza tra una profferta come “dammela se vuoi avere il lavoro” e quella “te la do se mi assumi”? In quale dei due casi le dispiacerebbe di più essere… “la vittima del potere”?
      Ecco.

      Si dia una svegliata, altro che femminismo e ipocrisia.
      Da un lato si esige la cancellazione di un diritto altrui (quello di Olga di concedere il suo corpo a chi le piace) affinché la vittima del potere possa avere quel che pure sarebbe un diritto (il lavoro che si merita).
      Dall’altro lato, al contrario, si esercita un diritto (concedere il corpo a chi si vuole) in cambio di un possibile vantaggio materiale. E la lesione del diritto, che c’è, siamo d’accordo (il diritto degli altri concorrenti), non la esercita comunque chi ha offerto il proprio corpo, bensì chi ha erogato il privilegio. Cioè, di nuovo, il potere strutturale e non quello sensuale.
      Perché chi alla fin fine può decidere effettivamente di assumere o promuovere, insomma di accettare e concretizzare “lo scambio”, resta il detentore dell’unico potere reale.
      (ma viste le premesse non mi stupirei se ora lei se ne uscisse dicendo “non siamo di legno”, “ci sono femmine che fanno girare la testa”, “l’uomo ha da puzza’…” et similia).

      Saluti,
      G.

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  3. A. ha detto:

    Sono stata vittima anche io di un capo “porco” che mi ha fatta trasferire per lavoro, mi ha fatto un ottimo contratto e poi mi ha ricattata durante il periodo di prova (qui non ti conosce nessuno…qui dipendi solo da me…solo io posso decidere per il tuo futuro…) costringendomi ad orari di lavoro assurdi e continue cene di lavoro. Non ho mai ceduto, sono sempre stata corretta e limpida….ma la moglie si è ingelosita e definendomi “la troia”, mi ha fatta licenziare…morale della favola: un anno di disoccupazione e adesso un lavoro sottoqualificato e sottopagato.
    Stringi i denti e tienilo lontano, io ti posso capire in tutto e per tutto perché ci sono passata, e spero per te in un epilogo differente…

    Coraggio…

    A.

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  4. sara ha detto:

    scusate, ma questo gabriele cosa fa di mestiere a parte fare il paladino di olga? non entro nei meriti della discussione ma il signore in questione mi sembra un pò troppo agguerrito per non essere sospettato di essere più che un semplice lettore… insomma, in alcuni momenti io ho avuto il sospetto che sia lui l’autore del blog. ecco, l’ho detto.

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      • sara ha detto:

        E allora da donna a donna ti dico: a me darebbe fastidio lasciare che un uomo risponda in mia vece quando sono benissimo in grado di farlo da sola, a te no? Io lo trovo un atteggiamento molto maschilista…:) grazie comunque per l’attenzione e in bocca al lupo

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      • diariodelporcoallavoro ha detto:

        Gentile Sara, mi preoccupo di quello che scrivo io (che è già abbastanza faticoso) e non di quello che scrivono gli altri. Pubblico tutti i commenti tranne gli insulti o le minacce- che pure sono arrivate – e preferisco non raccogliere le provocazioni.

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    • gabriele ha detto:

      Di mestiere faccio il ricercatore, per qualche mese ancora almeno…
      Mi fa piacere dedicare un po’ del mio tempo ad esprimere la mia opinione, specialmente se si tratta di controbattere idee che ritengo fuorvianti.
      Le posso assicurare (e mi ci vorrebbe poco a dimostrarlo) che lo faccio con il medesimo piglio – e ahimé la medesima prolissità – anche in altri contesti, pure del tutto diversi.

      Del tutto fuorviante è l’idea che io possa scrivere il blog: non scrivo così bene, come è facilmente rilevabile. Mi piacerebbe! Che Olga possa, sforzandosi, mimetizzarsi nel mio stile ipotattico e involuto è altrettanto improbabile.

      Invece non mi pare nient’affatto fuorviante la sua osservazione nell’intervento successivo, su chi debba e possa esprimere un parere su questioni che coinvolgono le demarcazioni di genere (ci sono studi autorevoli che sottolineano il problema nei termini in cui lei lo pone): io credo che la risposta però non sia così semplice.

      Per prima cosa, istintivamente, mi verrebbe da dire che un primo passo verso il superamento delle barriere di genere sia non andare a crearle o a rimarcarle, almeno ove ciò non sia necessario.

      Non sono così ingenuo da proporre un’utopia per cui il pensiero o le parole, come tali, possano essere neutri: argomenti veri o fallaci che galleggiano nel vuoto. Questo è il sogno di un discorso scientifico che vorrebbe immaginarsi astratto, e negare il terreno in cui comunque è radicato; un terreno che invece, oggi, porta i segni più o meno profondi delle differenze di genere, tra molte altre.

      Quel che io contesto è che a priori sia produttivo cominciare ribadendo la barriera. Cioè che, a priori!, semplicemente in quanto di genere maschile, io debba dubitare se astenermi dall’oppormi a quanto mi disturba, mi sconcerta o perfino mi indigna come persona.

      E attenzione: quando dico “oppormi” lo intendo in senso molto limitato, non mi sogno di lanciare campagne militari o proselitismi per salvare Olga dall’asse del male o da se stessa, penso che si possa “salvare” (nel senso borgesiano) benissimo da sola o accompagnata da chi le sta vicino nel mondo reale: io mi limito a esprimere il mio parere, di contro ad altri pareri.

      Non mi convince che Olga debba sentirsi infastidita, magari sottilmente colpevolizzata (“a te no?”), per non aver voluto investire le risorse che ho investito io nel replicare, o per aver scelto un’altra strategia.
      E soprattutto, il fastidio deve essere maggiore perché sono un maschio? Questa rischia di essere la solita trappola per cui le donne sono chiamate sempre e comunque a verificare, anzitutto, la loro posizione alla luce dei ruoli di genere, che sia per confermarli o ribaltarli.

      (Al contrario, se vogliamo dirla tutta, io credo che abbia fatto molto meglio lei di me, non perdendosi in vane polemiche!).

      A me, personalmente, appare più costruttivo che io, come chiunque qui lo voglia fare civilmente, esprima il mio parere; e che Olga non si preoccupi di essere anticipata nelle risposte, men che meno con l’ansia che a scavalcarla o a difenderla sia un uomo piuttosto che non una donna.
      In fin dei conti a lei, Sara, non pare sottilmente paternalistico, o maternalistico, il secondo intervento che ha scritto, pure con grande garbo? Tra donne va bene? Epperò quella di genere non è l’unica differenza che accomuna o separa le identità delle persone, o che dia il diritto arbitrario di sentirsi “dalla stessa parte”.

      Se ella, Olga, o lei, Sara, voleste ribattere, da donne e in quanto donne, a qualche mia opinione che può essere stata (come è più che probabile) deformata dalla mia differente identità di genere, per refutare o correggere, me ne gioverei io per primo, e con me chi altri leggesse.

      Se Olga si sente usurpata da quanto scrivo, se ad esempio (benché io cerchi di evitarlo) dovessi cadere nella trappola di parlare per lei, attribuendole quanto non le pertiene, sono convinto che con la consapevolezza e i mezzi espressivi di cui è dotata, sarebbe capacissima di farlo. Ammesso che ella per prima creda che ne valga la pena.

      Un saluto,
      G.

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  5. sara ha detto:

    mi perdoni caro gabriele, io non riesco proprio a rispondere ( nè tantomeno a leggere) i suoi post, per mancanza effettiva di tempo. Il mio giudizio è condiviso dalla maggior parte delle amiche che hanno letto il blog. Le ripeto, lei è anacronistico. Noi donne non abbiamo mai avuto bisogno di paladini nè di cavalieri con la spada sguainata a difendere il nostro onore,e lei così facendo sta rendendo in termini di immagine un pessimo servizio alla sua amica, che si dichiara, se non sbaglio, femminista.

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    • gabriele ha detto:

      Se non si riesce a rispondere, forse sarebbe meglio, appunto, non rispondere; specialmente se prima non si riesce (legittimamente) a leggere quello a cui si pretende di replicare.

      Le ripeto: io non difendo la “mia amica”, né difendo il “vostro onore” di donne. Non ne ho il minimo interesse, in questi termini.
      Io mi limito a sottolineare incorerenze logiche o mancanze di prospettiva in alcune opinioni che sono state pubblicamente espresse. Capisco che – questo sì – sia anacronistico.

      Se come persona mi sento chiamato in causa da atteggiamenti lesivi della dignità umana, o da reazioni che tali atteggiamenti rafforzano, trovo giusto intervenire, con determinate cautele. Non è difficile da capire. Una donna molestata o una categoria sociale vituperata per me sono attacchi all’umanità di cui mi sento parte.
      Dunque agisco per egoismo: capirà come ai miei tipicamente egoistici occhi maschili passi in secondo piano l’immagine (?) della “mia amica” (tanto più alla luce di un non meglio definito “femminismo”, fenomeno tanto ramificato che nessuna e nessuno possono permettersi di distribuirne la patente). Un giorno vennero a prendere gli zingari…

      Chiaramente lei di Olga non ha molta stima, e dunque nemmeno molto rispetto umano, nel momento in cui è lei, Sara, che pensa di sapere meglio di Olga stessa (assieme alle sue amiche, dimenticavo) che cosa sia positivo o negativo per la giovane giornalista, in termini di immagine, femmismo e quant’altro.

      Evidentemente lei e le sue amiche continuate a preoccuparvi prima di ogni altra cosa se la vostra tutina e quella di chi vi circonda sia rosa o azzurra: purtroppo non siete affatto anacronistiche, ma personalmente spero che un giorno lo diverrete.

      O forse il problema è che lei si sia imbarcata in questa discussione mossa da un sospetto lievemente paranoico, poi accortasi della clamorosa sbandata, sia passata di palo in frasca?

      Se è così, in effetti anche io sto perdendo il mio tempo (e cesserò da qui di farlo): cercare di rispondere a mantra e slogan è inutile e dannoso.

      Saluti,
      G.

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    • gabriele ha detto:

      Rileggendo ho notato un particolare veramente esilarante: tante storie sull’importanza del fatto che non debba essere “un uomo” a farsi “paladino” per difendere l’onore delle donne, l’immagine femminista rovinata… e lei ha esordito dubitando che io e Olga fossimo la stessa persona!
      Ecco che cosa intendevo dicendo: “non andare a rimarcare le barriere di genere ove non sia necessario”. Siamo in un contesto nel quale lei stessa non è in grado di discernere il genere dei soggetti, però basa tutte le sue considerazioni di opportunità su questo – qui impalpabile – discrimine.
      Prima ancora dei contenuti (che per problemi di tempo passano inevitabilmente in secondo piano) per lei viene la “tutina azzurra”, il genere presunto. Presunto, eppure così poco lampante, dagli scritti come tali, che lei cova dei dubbi in merito!
      Quasi quasi mi creo un nick femminile per farla contenta e migliorare l’immagine di Olga.
      Ma è sicura che il solo fatto di attribuire i miei scritti a una persona di genere femminile andrebbe a vantaggio del vostro onore? Non credo proprio che fareste un grande acquisto ad avermi “tra le vostre fila” 😀

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  6. Lotar Sánchez (@LotarSan) ha detto:

    Ciao
    Hai il sostegno di tanti, non mollare.
    Il tuo gesto è un bel segnale, una manifestazione di nuovi anticorpi che lottano per salvare il corpo dall’infezione.
    So che è poco, ma diffonderò il tuo blog tra tutte le persone che conosco e che possono aiutare nel passaparola.
    Un caro saluto

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