La tentazione del fungo atomico

Da giorni fisso lo schermo del pc sperando che i caporedattori mi diano un articolo da scrivere. Ma niente. Mi alzo e vado a comperare un gelato, che mi cade sul marciapiede. E’ mentre guardo il rivolo di stracciatella che scorre sull’asfalto che penso che la terra scotta e che c’è un caldo da surriscaldamento globale. Il mio spleen fa il resto: passo ai pianeti del sistema solare, ai buchi neri, agli universi paralleli. Mi ricordo che sono solo un pezzo di materia che scomparirà nel tempo del battito di ciglia di un extraterrestre.

E allora mi dico: basta. Ora torno in redazione, prendo lo schermo del pc, lo lancio contro la finestra che andrà in frantumi e grido che il direttore è un porco, un viscido, un farabutto. Tutto qui? No, posso fare di meglio. Vado fino in fondo alla tentazione della vendetta e vedo la mia rabbia esplodere e lasciare dietro di sé soltanto la traccia di un fungo atomico.

Poi però penso a tutte le cene che ho dovuto sopportare, al training da damigella di compagnia, ai soldi persi tra affitti e mancati compensi, ai due anni di master che sono costati 7mila euro (solo la retta), all’anno intero di stage gratuiti, ai mesi di studio per l’esame di Stato, alla delusione del dover mollare perchè non ho saputo gestire le difficoltà.

Mi dico: io non sono una debole, io resisterò, io mi farò fare questo contratto. E mentre stringo forte i pugni, gli occhi mi si annacquano senza che io riesca a seccarli a comando. Mi prendo la testa tra le mani e mi nascondo sotto la scrivania. Nessuno si accorge del mio pianto. Dopo qualche minuto smetto.

Annunci

24 pensieri su “La tentazione del fungo atomico

  1. Yamada ha detto:

    Non mollare! Piangi ogni volta che ti viene voglia, è normale essere tristi per la tua situazione. Loro sono stronzi, ma non hanno fatto il tuo percorso di resistenza alla stronzaggine che ogni donna vive, sei più forte!

    Mi piace

  2. Il Komboloi ha detto:

    mi dispiace tanto per la tua situazione e in questi casi qualsiasi cosa ti venga detta sarebbe inutile.. neanche ti potrebbe confortare il fatto che purtroppo è un pò una situazione generalizzata–
    Mi fanno riflettere gli aggettivi con cui descriveresti il tuo direttore.
    ti lascio un mio articolo che parla dell’argomento donna.
    è stato un piacere.
    http://ilkomboloi.wordpress.com/2012/10/12/la-crisi-e-il-lavoro-il-ruolo-delle-donne-2/

    Mi piace

  3. Anonimo ha detto:

    Se è vero quello che scrive e non alcuna ragione per dubitarne, io mi vergognerei di essere un giornalista, uno di quelli con il culo al caldo non importa se “innocenti”, maschi o femmine. Sono un ex-insegnante e so che se la Scuola é piena di precari lo é per la
    mancata solidarietà dei colleghi a tempo indeterminato, neanche a parole.
    Le dittature, oltre che i soprusi, nascono dall’egoismo di gente così.

    Mi piace

  4. Pietro Rondo spaudo ha detto:

    Io mi vergognerei di essere uno di quei giornalisti maschi o femmine, magari “innocenti! ma col culo al caldo. Come ex-insegnante so che la Scuola é piena di precari per il menefreghismo dei colleghi a tempo indeterminato che mai si sono mossi a loro favore.

    Fino a quando quelli con regolare contratto non si muoveranno, non solo a parole, assieme a voi, sarete nella merda

    Mi piace

      • gabriele ha detto:

        Sì, sono anche d’accordo specie sottolineando la premessa di Pietro Rondo Spaudo, “quelli con contratto regolare”… però dobbiamo anche tenere presente che se è difficile reagire la diretta interessata, non è nemmeno tanto facile aiutarla e sostenerla per chi la circonda.
        In primo luogo perché anch’essi possono essere vittime di uno squilibrio di poteri.
        In secondo luogo perché non è così scontato che loro abbiano tutta la informazione che noi abbiamo, dal punto di vista di Olga, o che ci credano, o che siano tenuti a crederci.
        Non nego che possano capire che cosa accada, ma dettagli e sfumature non sono alla portata di tutti: se perfino Olga ha dei dubbi a volte sulla natura di certi accadimenti, figuriamoci chi la circonda, e magari, dico magari, sta pure lavorando.
        Senza contare il tema potenziale, già emerso dai racconti di Olga, della diffusione di voci infondate da parte del porco o nel giro dei colleghi. Sulla base di che cosa si dovrebbe credere di prestare più fiducia a Olga che non a qualcun altro che sostiene magari che lei sia lì “proprio perché” in rapporti amichevoli o qualcosa di più con il direttore?

        Ribadisco ovviamente che sono d’accordo col discorso di fondo, però fin troppo spesso incorriamo nell’errore di credere che tutto il mondo guardi dalla nostra stessa finestra, mentre non è affatto così.

        Secondo me il giudizio peggiore è per chi si dimostra pienamente consapevole, come certe “amiche” e “colleghe”, e nondimeno fornisce tanto buoni consigli quanto cattivo esempio…

        Ciao,
        G.

        Mi piace

  5. Francesca ha detto:

    Buona “fortuna” ma non fare tutto da sola, mi raccomando. Ma come testata giornalistica è affidabile? Dà notizie serie o è di regime? Perché invece non chiedi di farti assumere a Il Fatto Quotidiano, al TG La7 o a Sky TG24?

    Mi piace

    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Vi ringrazio per i commenti.
      Grazie anche a Nicola per avermi segnalato il suo blog.
      E grazie anche a Francesca perchè la sua domanda non è per nulla banale.
      Vorrei girare la domanda a voi – o a chi ha voglia di leggere. Vi chiedo, quindi: cosa si fa per farsi assumere nelle mega (per dimensioni intendo) testate giornalistiche? Si manda un curriculum oppure ci si presenta davanti alle loro sedi e si chiede un appuntamento per un colloquio? Si cerca un amico-di-amico-di-amico che faccia arrivare il curriculum ai capi? Avete altre idee?
      E ammesso che il curriculum arrivi dove deve arrivare e che il capo abbia voglia di fissare un colloquio, con questa crisi c’è davvero qualcuno che assume per quello che c’è scritto nel curriculum? O servono piuttosto appoggi, pedigree e simili?
      Dalle storie che sento e dalla mia personale esperienza – prima di trovare questo non lavoro ho fatto vari tentativi per essere assunta in megatestate – la mia risposta è che il curriculum e i colloqui non servono a nulla. Ma magari è perchè sono sfigata. Oppure perchè non sono abbastanza brava.

      Mi piace

      • Francesca ha detto:

        Purtroppo non sono giornalista e non ti posso aiutare più del tanto però ho chiesto e mi hanno detto che su Sky ci sono gli annunci di lavoro: li puoi controllare ed inviare la tua candidatura. Riguardo alle altre testate non so, penso che ci voglia il curriculum con lettera accompagnatoria o altrimenti si chiede un appuntamento per un colloquio. Prova a chiedere alle tue colleghe (non quelle che lavorano da quel porco, non sono affidabili). Sicuramente una raccomandazione serve ma bisogna trovare le persone affidabili. Prova anche a chiedere a giornalisti come Santoro, la Parodi, Formigli. Non piacciono a tutti ma almeno sono seri e non si sognerebbero mai di molestare sessualmente.

        Mi piace

  6. Francesca ha detto:

    Ti sembrerà sciocco ma io ho trovato lavoro grazie alle incessanti preghiere mie e di mia madre. Infatti se tu leggessi il mio curriculum storceresti il naso: ho lavorato veramente poco. Mi ha aiutato una qualifica e un grado d’invalidità ma una consulente una volta mi disse proprio che è un miracolo perché ci sono altri che aspettano prima di me. Anche se il mio lavoro è fisso vi assicuro che è stata dura mantenerlo: certi colleghi fanno di tutto per renderti la vita impossibile. Ho ricevuto anche qualche molestia sessuale. Ma io sono tenace come te, per questo sono ancora qui. Il mio lavoro è importante ma faccio anche lavori che nessuno farebbe, Ti auguro di trovare un buon lavoro.

    Mi piace

  7. nello rossi ha detto:

    Se è vero, come lei scrive ( e io non ho motivo di dubitarne), che il famigerato direttore è un viscido maiale che in tutti questi mesi non ha fatto altro che manifestare a lei e alle sue astutissime colleghe il desiderio di soddisfare le sue luride voglie perché si ostina illudendosi e sperando che le cose cambino?

    Mi piace

    • gabriele ha detto:

      @ nello rossi

      Probabilmente Olga si ostina perché spera che una volta ottenuto un contratto, almeno la stabilità lavorativa le garantisca una cornice in cui aver modo di far valere i propri diritti anche in termini di difesa del suo spazio personale.
      Se fosse assunta, il fatto di lasciarla senza pezzi da scrivere potrebbe configurarsi come mobbing. Un licenziamento per non essere andata a una cena lascerebbe spazio a un procedimento per assenza di giusta causa.
      Finché invece un contratto chiaro Olga non ce l’ha, è chiaro che il porco percepisce una leva a proprio netto vantaggio.
      Secondo me comunque prima o poi questo contratto dovrà saltare fuori. Il problema è che magari sarà un contratto precario, per cui la prospettiva del rinnovo… rinnoverà la ricattabilità di Olga. Vedremo!
      D’altro canto posso anche capire le illusioni di Olga, visto che alla fin fine ci sono stati momenti, qualche tempo addietro, in cui il direttore ha mutato atteggiamento, vai a sapere se perché impegnato dietro le grazie altrui, o perché momentaneamente stufo di ricevere dinieghi più o meno indiretti, o semplicemente per un cambio di strategia (come parrebbe da questi ultimi sviluppi).

      Comunque sia ribadisco la mia domanda – cui non saprei rispondere – di qualche tempo fa: cedere alle pressioni sessuali sarebbe una forte lesione alla propria dignità, è chiaro; ma rinunciare al lavoro che ci piace, per cui siamo tagliati, in cui siamo bravi, verso il quale abbiamo investito un’infinità di risorse, e rinunciarvi in una fase storica nella quale è davvero difficile ritenere di sostituirlo facilmente con uno comparabile (o anche solo con uno qualsiasi per sopravvivere), ebbene questa non è anch’essa, e già di per sé, una forte lesione della dignità?

      Non dico che ciascuna di queste lesioni valga l’altra, messa di fronte ad un “aut aut” credo che Olga saprebbe che scelta fare. Però finché questo “aut aut” non si configura, andarsene solo perché un giorno esso potrebbe sopraggiungere vorrebbe dire, comunque, darla vinta al porco, a colui che ha creato il ricatto.

      La sua prima istanza, infatti, non è secondo me “farsi” Olga, ma affermare il proprio potere di fissare il campo di gioco, e in esso la regola ricattatoria: o “ci stai”, o “te ne vai”. In quel senso andarsene vuol dire confermare tale regola, e con essa il potere del porco.

      Saluti,
      G.

      Mi piace

      • gabriele ha detto:

        Ovvio che qualora invece Olga – come fantasticava Francesca, e come spero anche io – trovasse frattanto qualcosa di meglio, non ci sarebbe nessuna umiliazione nell’alzare i tacchi, anzi una grande e sacrosanta soddisfazione.
        Dico questo perché il mio scorso intervento non dia adito all’equivoco di pensare che per “salvare la dignità” si debba “mantenere la posizione” nella trincea fino a soffocare per i gas tossici…

        Mi piace

  8. diariodelporcoallavoro ha detto:

    Quello che scrive Gabriele è vero anche se magari io fatico a formularlo razionalmente come fa lui. Forse perchè la questione mi riguarda da vicino.

    La sua domanda, Nello – e lo dico senza intento polemico – mi fa pensare che forse lei non conosce le reali condizioni dei precari italiani. Forse anche lei crede, come la ministra con la figlia che fa la docente universitaria a tempo indeterminato, che siamo tutte e tutti un po’ choosy? Sa quante persone vivono come me, restando attaccate come telline allo scoglio alla speranza di un posto di lavoro? La maggioranza delle persone tra i 25 e i 35 anni che conosco si trovano in situazioni simili. Non tutte con capi porci come il mio, certo, ma molte sono costrette a subire vessazioni di altro tipo. In attesa di contratto o con contratti precari siamo tutti sotto scacco.

    Mi piace

  9. Mariano Orlando ha detto:

    Coraggio a Te a chi ti aiuta in questo Tuo grande sogno ,abbi pazienza che tempi migliori verranno,bisogna essere ottimisti nelle vita anche se qualcuno a Tuo giudizio ti passerà avanti non demordere .Abbi fede e il N.S giudice ti darà la F O R Z A.

    Mi piace

  10. sergio ha detto:

    Ciao,
    sono anche io un circa trentenne con contratto a tempo determinato e la prospettiva di dovermi cercare un altro posto a breve.

    Però faccio un lavoro vero, che fa schifo, e che mi fa guadagnare dei bei soldi grazie alla cara vecchia legge della domanda e dell’offerta.

    Prescindendo dal fatto che lavorare gratis è da masochisti o da idioti (a meno che il gioco non valga davvero la candela, POI, ma allora non hai diritto di lamentarti), e in più dici che vieni molestata al lavoro, mi chiedo: cosa ti tiene lì? La speranza di diventare come uno di quelli che ora odi? La pigrizia? La consapevolezza di non essere in grado di fare altro?

    La mia non è una provocazione, è che semplicemente non riesco a capire quali siano i tuoi desiderata.
    Pensi che tutti quelli che studiano materie divertenti (giornalismo, comunicazione, fotografia di donne nude) poi abbiano il diritto di fare un mestiere correlato alla loro laurea? Chi farebbe andare avanti una società in cui l’80% degli uomini fa il fotografo di Playboy e l’80% delle donne organizza eventi?
    Non bisogna essere Keynes o Marshall per capire che sarebbe poco sostenibile, o sbaglio?

    Un’altra cosa: ma sei proprio sicura di essere così brava e discriminata in quanto femmina? Nel mio campo la discriminazione non l’ho mai vista, e se le mie cape sono tutte donne. è perchè in media sono più brave di me. Nessuno si sognerebbe di fare discriminazione di genere.

    Scusa se ti scrivo pur non elogiandoti come fanno tutti qui, ma leggo sempre di gente come te, ma non conoscendo nessuno di questi di persona, non ho mai avuto occasione di porre queste domande.

    Grazie per la pazienza
    Sergio

    Mi piace

    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Caro Sergio,
      poni dilemmi importanti e interessanti. Spero che qualche giornalista o qualcuno di quelli che “hanno studiato materie divertenti” abbia voglia di intervenire.
      Io mi limito a puntualizzare che la discriminazione che racconto è sessuale, mi sembra abbastanza evidente. In futuro la analizzerò nel dettaglio. E aggiungo anche che non ho iniziato questo blog per essere elogiata ma per raccontare la mia esperienza che è quella di tante altre donne. I dati Istat parlano chiaro in questo senso. Se avrai la pazienza e la voglia di leggere vedrai come andrà a finire. Intanto grazie per l’attenzione.
      E buon lavoro!

      O.

      Mi piace

    • gabriele ha detto:

      Gentile Sergio,

      lei sostiene di fare un lavoro “che fa schifo”. E che nemmeno le offre garanzie di un futuro stabile, con cui ad esempio investire su un progetto di vita alternativo a quello professionale. Certo guadagna “bei soldi”.

      Credo che questa sia la risposta a molte domande. Da quel che si capisce nella storia di Olga, ad esempio, nel trade off tra denaro e qualità, ella privilegerebbe la qualità.

      Concordo con lei che lavorare gratuitamente sia deprivante e lesivo della dignità, ma visto che lei parla di economia potremmo anche dire che gli introiti mancati equivalgono all’acquisto di opportunità.
      Il posizionamento è un valore di per sé, e se ne potrebbe anche calcolare il rendimento economico, o se non altro il rendimento in termini di opzioni migliori potenzialmente accessibili.

      Il problema non è affatto relativo ai mestieri e agli studi divertenti o meno.
      Se lei parlasse a ragion veduta, conoscendo i dati (ad esempio quelli annuali di Almalaurea), saprebbe ad esempio che i laureati in Scienze della Comunicazione hanno un collocamento sul mercato del lavoro alquanto efficace. Molto meglio, ad esempio, dei laureati in Legge, disciplina a mio avviso noiosissima, ma assai intasata. O di Chimica, che meno di cinque anni fa era una meraviglia, poi è stata travolta dalla crisi del tessile e di altri settori industriali.

      La sua visione mi appare dunque alquanto semplicistica, nonché scollata dalla realtà sociale (per quel poco che possiamo conoscerla, cioè tramite la demoscopia, e altri strumenti statistici o sociologici).

      Io non direi, dall’esterno, che nel mondo del giornalismo, per fare un esempio a caso, il problema sia il sovraffollamento di risorse umane di qualità.
      Non conosco Olga, ma già solo dal blog posso dire che fa un giornalismo migliore di quello che vedo nelle più blasonate testate italiche (e pure straniere, diciamola tutta).
      Quindi come diamine li selezionano, questi fenomeni che sui giornali ci scrivono? I casi sono solo due: o proprio mancano alla radice candidati di valore, oppure il sistema discrimina, cioè attua criteri non meritocratici. Le sue teorie contraddicono logicamente entrambe queste possibilità, che sono le uniche alternative plausibili.

      Anche nel mio campo (un ramo dell’università pubblica) non vedo granché la discriminazione di genere, e in genere, alla faccia di quel che propalano… i giornali (!)… la meritocrazia è decisamente assai diffusa, anche se non è certo l’unico criterio, e soprattutto anche se ormai non ce n’è per nessuno, cioè siamo al “tutti fuori”. Non per questo mi sognerei mai di estendere quel che vedo nel mio piccolo mondo a tutta la società.

      Saluti,
      G.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...