Colano parole come bava di lumaca

Siamo in riunione. Erica, una collega, chiede se c’è qualcuno che può sostituirla per il consiglio comunale perché non si sente bene. Il consiglio oggi può durare molte ore, probabilmente dalle 6 alle 10.30 di sera. Il capetto domanda: perché stai male? Lo fa con voce dolce come un caco andato a male. Erica sospira forte e dice: sono incinta. Scende il silenzio. Lungo, pesante, gelido. Vedo le narici del capetto dilatarsi, la bocca stringersi e gli occhi strizzarsi. Spero forte che abbia pietà. Lui sussurra: congratulazioni Erica. Ma subito dopo sputa parole che ci colano sulla pelle come bava di lumaca. A me non frega un cazzo se sei incinta oppure no, dice. Tu il tuo lavoro devi farlo come lo facciamo tutti, tanto più che siamo sotto organico. Se stai male ti metti in maternità e così ci mandano un sostituto. Altrimenti lavora e basta.

Asciugo la bava ma restano tracce umide. La mia bocca è chiusa, colpevolmente chiusa, cucita con lo spago della precarietà, mentre quella di Erica si riempie di acqua, come un lago indiano durante la stagione delle piogge. Nessuno fiata. Dopo un minuto buono Erica prova a spiegare che la nausea aumenta la sera ma che durante il giorno può comunque lavorare da casa, come facciamo tra l’altro quasi tutti. Il capetto lancia parole come lame arrotate: tu invece da oggi in poi vai a tutti i consigli comunali che dico io. Perché qui comando io e tu devi solo obbedire.

Epilogo.
So che da quel giorno Erica ha smesso di rispondere al telefono. So che il capetto l’ha cercata a casa ed è stato coperto di insulti dal marito. So che lei si è messa in malattia e poi in maternità. So che ha cambiato lavoro e ora vive lontana dall’Italia, con la sua bimba.

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17 pensieri su “Colano parole come bava di lumaca

  1. Tenente Drogo ha detto:

    …che pena e che schifo la mai debellata ”sindrome del bidello” (con tutto il rispetto per la categoria professionale), quella che produce piacere, nell’afflitto, quando può esercitare la briciola di potere che per vie casuali si ritrova in tasca, quando può (il bidello afflittone) negare il dirittuale accesso al bagno…che brivido deve avere provato, il capetto, nel dire ”perchè qui comando io e tu devi solo obbedire”, davanti ad un pubblico poi, perdonate la volgarita ma scommetterei anche su di un brivido midollare e scrotale…

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  2. Valeria ha detto:

    Be’, c’e un confine oltre il quale nessun capetto può andare: sono i nostri figli.
    Li scatta il meccanismo di sopravvivenza “o io o te”,
    Se sino ad allora c’eri solo tu in gioco, e ti facevi andare bene anche le cose che oggettivamente non andavano, ora lo scenario cambia e non ci saranno piu parole, atteggiamenti o minacce che tengano.
    La madre difende la sua creatura.
    Non c’e forza più potente al mondo dell’amore di una madre per il figlio, e del figlio per la madre, una volta nato.
    Vedi Olga, come tutto cambia?
    Com’e tutto passeggero, anche se quando lo vivi sembra pesantissimo e senza rimedio?
    Non biasimarti per ciò che non volevi o non hai saputo dire.
    Non e’ facile avere a che fare coi tiranni, in condizione di bisogno.
    Certo, imparare a fidarsi e ad avere “fede” nella vita, nel senso piu ampio della parola, sarebbe una cosa buona, ma capisco che questo modo di vedere le cose arriva solo con un po’ di esperienza di vita.
    Ciao,

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  3. Lily ha detto:

    Sono incinta e leggendo l’epilogo, sono disgustata… stamattina la nausea me l’ha fatta aumentare questo capetto ingordo che rappresenta il capetto (e anche il viscido capo) degli uffici italiani: non importa quanto sei brava, non importa quando lavori e non importa quanto la gravidanza sia dura ed enorme da affrontare… importa solo che sei donna e quindi “colpevole” (del resto, Eva ha condannato per sempre l’umanità) della tua condizione. Sei donna e pertanto devi sottometterti alle regole che ti vogliono figa e disponibile a tutti i costi. Lo abbiamo visto questi ultimi anni nel nostro parlamento con le varie Minetti e Carfagna.. il fatto è che pare non importi a nessuno, neanche alle donne, e non è il solo fatto di mantenere un lavoro: è un fattore culturale. L’istruzione italiana in questi 10 anni è stata definitivamente logorata: non esiste più educazione civica, la storia e la letteratura sono diventati accessori. Ormai figli e genitori non comunicano e si “fanno istruire” passivamente dai vari Uomini e Donne e simili. Tullio de Mauro stima un analfabetismo di ritorno molto anno (circa il 60% della popolazione totale italiana). Questo significa che oltre la metà degli italiani non sa leggere o scrivere un semplice documento, non capisce cosa significhino le parole… Da questo sfracello non mi stupisco di come e quanto la figura femminile si stia deteriorando in stereotipi disumani e, in generale, di come questo processo stia ledendo nel profondo la dignità umana..

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  4. Margot ha detto:

    Purtroppo non tutte hanno un marito che copre di insulti…o riescono a trovare un altro lavoro…lontane dall’Italia… Che uno debba subire umiliazioni per il fatto di diventare madre è…sacrilego. Nei confronti del nostro mandato tra i più nobili e importanti (per me il più nobile e importante…)

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  5. Valeria ha detto:

    Cara Lily,
    posso consigliarti di leggere “Le Sante dello Scandalo” di Erri De Luca?
    In quel piccolo libro c’é una lettura diversa dell’episodio di Eva, e anche degli altri avvinimenti religiosi riguardanti alcune donne del passato. Ti tirerà su il morale e ti farà sentire meglio.
    Ogni donna dovrebbe leggerlo.
    Ecco la recensione che ne avevo fatto:
    http://www.mangiabiologico.it/racconti-e-poesie/293-le-sante-dello-scandalo.html
    Non sono di Paolo di Stefano (Corriere) ma spero ti piacerà ugualmente.
    Ciao,

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    • Lily ha detto:

      grazie Valeria.. leggerò sicuramente. è che la voglia di andare vida dall’Italia è sempre più forte, soprattutto a causa del mio piccolino: non voglio cresca così.

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  6. Francesca ha detto:

    Che rabbia che mi fa leggere queste cose! Bisognava denunciarlo! Lui come è nato? Tramite un cavolo?
    Forse è proprio la maternità quella che non ha permesso ad una ragazza precaria che lavorava nella mia azienda di vedersi rinnovare il contratto.

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  7. Laura ha detto:

    Peccato che la nausea non le sia aumentata proprio in quel momento sulla scrivania del capo. Avrebbe dovuto portargli la bambina assicurando si prima di averla ben allattata in modo che “digerisse” sul tavolo del capo.

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  8. Claudia ha detto:

    “La mia bocca è chiusa, colpevolmente chiusa, cucita con lo spago della precarietà”
    E’ un’immagine che rende tantissimo, che dice tutto. E tutto il problema è qui, la morsa della precarietà, della paura di perdere il lavoro anche se causa di mille insoddisfazioni e sofferenze, ci rendono deboli e pronti a subire ogni cosa. Mobbing, mobbing, mobbing.

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    • Francesca ha detto:

      Ti capisco bene perché ci è passata anche una mia ex collega. Finché avevamo come capo chi l’aveva raccomandata le rinnovavano il contratto, quando abbiamo cambiato capo è stata una delle poche che non è stata confermata. Eppure si impegnava tantissimo e si mordeva la lingua quando la sgridavano a urla, senza motivo e le dicevano davanti al capo che prima produceva di più. La sgridavano anche perché la sua compagna di stanza faceva salotto e davano la colpa a lei! Cercava anche di mandar via questi colleghi che chiacchieravano, solo per vederli offesi con lei. La meritocrazia non conta, in Italia.

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  9. Claudia ha detto:

    Ho avuto un capetto che ha fatto di tutto perché andassi via. Così ho fatto, sennò ci rimettevo la salute. Ma la ruota gira, e ho saputo che il capetto è in malattia da tre mesi per depressione…

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    • Valeria ha detto:

      La ruota gira nel senso che non puoi pensare di cavartela se fai del male ad un altro essere. Siamo tutti connessi e se a questo livello fisico la connessione talvolta non la capiamo perché non é palese, il cuore, sede dei sentimenti, la connessione la conosce eccome e prima o poi il conto delle tue azioni te lo presenti da solo …
      “Primum, non nocere”.
      (né a sé, né agli altri)
      Non é naturalmente farina del mio sacco: é la teoria del Dr. Edward Bach, inventore del metodo dei Fiori di Bach.

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    • Francesca ha detto:

      E’ stato così anche per me: la capetta che mi perseguitava è stata trasferita e poi è sparita. Si dice abbia l’Alzheimer. Quando te ne sei andata il tuo capetto ha perso la sua valvola di sfogo! Io non me ne sono andata, nonostante fossi esaurita. Non volevo dare la soddisfazione ai miei colleghi. Voglio farmi un futuro in quella città e non voglio perdere il posto fisso: non ne troverei un altro. L’esaurimento era iniziato in quel posto e in quel posto l’ho fatto terminare. Una volta superato tutto questo sono diventata più forte e non mi fregano più.

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  10. Francesca S. ha detto:

    Anche io leggendo il blog di Olga,rivedo certe situazioni,sensazioni davvero brutte che ho passato anche io ,subendo delle molestie sessuali,psicologiche al lavoro.
    All’ inizio è difficile riconoscere i primi indizi di queste violenze,perchè tutto è basato sullo scherzo e sul gioco…ma poi ti rendi conto che questi “porci “non hanno limiti e di certo non si vergognano a negare.Quindi dalle violenze psicologiche poi si passa alle molestie sessuali;”scusa mi è scivolata una mano”,oppure mettere una mano nella gamba di una collega è una cosa normale perchè lei mi ha provocato no?!non sono io un maiale,io sono serio e sposato!!!Buffone e porco io direi .Nella mia storia c è anche il secondo porco (uno non bastava)questo però è la mente ,lui organizza sotto sotto casini tra colleghi, dicerie e mi diffama”tanto è una puttana provaci,insisti se lei si rivolta neghiamo tutto e la facciamo passare per matta”.Questo però non è sposato ,ma convive,anche lui persona seria ,educata ,una toccatina là alla collega mica, si offende tra colleghi è normale!!I due porci che vanno in giro a fare i carini loro hanno una bella immagine,peccato che allo specchio non si guardano mai.Il primo porco manda sms di corteggiamento ,regali senza senso,poi per paura dice che non si ricorda e il completino intimo lo chiesto io!!si per poi buttarlo!!!!si incarta di cialtronerie e alla fine tira fuori una storia inventata con il secondo ,loro devono mantenere la bella immagine,tanto il marcio non si vede.

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Grazie Francesca per la tua email. Mi si accapona la pelle leggendo le tue parole. Ti sono vicina e spero che questo blog, piano piano, diventi un luogo per raccogliere le storie di tutte le donne che hanno subito violenza sul lavoro. Vorrei che un giorno venisse fatta “giustizia”. Forse raccontare è già un primo passo in questa direzione. Un abbraccio.

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