Oggi è già domani

Oggi è già domani. Decido di non partire. In un lampo di lucidità do retta ai miei desideri: non voglio vedere quella sua pappagorgia ancora una volta, non voglio costringere i mie occhi a immergersi nei suoi bulbi glauchi, non ho intenzione di sorridere come una damigella di compagnia agghindata con merletti e belletto.

Non voglio prendere parte all’ennesima cena, me l’ero promesso. Nessuno mi costringe, oramai sono in periferia, in provincia, con il mio trantran consolidato, con le mie piccole certezze. Suona il telefono: la mia mano trema e decido di non rispondere. Vado oltre: butto giù. Due minuti e la suoneria riparte. E’ ancora lui, il direttore. Questa volta nascondo il telefono dentro la borsa. Mi rimetto al lavoro. Dopo dieci minuti ricomincia: respiro di sollievo: è il capetto. Non riesco nemmeno a dire pronto che vengo sbranata. Cosa stai facendo, perché non rispondi al direttore, è furioso, ti sta cercando – dice – e butta giù.

Voglio sgretolarmi. Ma non faccio in tempo. Il telefono squilla di nuovo. Rispondo: scusa stavo lavorando, sai non riesco a venire stasera, è meglio se facciamo quando passi da queste parti. Siamo in chiusura e hanno bisogno di me. Lui non ribatte. Ce l’ho fatta, penso.

Ma l’illusione è appannaggio degli stolti. La sua voce rimbomba nella cavità boccale, usurata dall’acidità della sua saliva di vecchio: me l’avevi promesso, ora non puoi tirarti indietro. Io ti aspetto, ci sono anche altre persone, non puoi farmi fare una figuraccia.

Siamo al delirio, penso. Chi ci aspetta? Chiedo. Lui tace. La sua lingua si fa lama affilata: fai come vuoi, si vede che non capisci quali sono le cose importanti, che il lavoro per te non è una priorità.

Mancano tre settimane al rinnovo del contratto. Posso perdere tutto così?

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9 pensieri su “Oggi è già domani

  1. Tenente Drogo ha detto:

    (…) Posso perdere tutto così? (…)

    La tua frase, la domanda retorica che usi per salutare mentre il sipario si chiude su quest’altra puntata del diario è esemplare di quanto difficile sia giudicare le situazioni mentre le si vive: perdere cosa? un lavoro-non-lavoro, fatto di tutto tranne che di professionalità, nel quale, anzi, la professionalità viene osteggiata e combattuta come il peggiore dei mali…perdere cosa, un ruolo in un gioco le cui regole sono in gran parte incomprensibili e le poche comprensibili fanno inorridire? E’ proprio vero che al conservatorismo non invita solo il bene-essere, ma anche l’essere o forse anche il solo malino-essere (gradiente meno sofferente del male-essere)…

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    • gabriele ha detto:

      Perdere che cosa? “Un” + “lavoro”.
      Un’attività finalmente riconosciuta e riconoscibile, stipendiata, presentabile in un curriculum, perfino contrattualizzata, anche se penosamente.
      La storia di Olga prevede uno sfasamento temporale, è vero.
      Ma sapete qual è il dato sulla disoccupazione giovanile in Italia, a oggi, al gennaio 2013 anzi? 38,7%.
      Praticamente, su dieci giovani che hanno voglia di lavorare, solo sei lo stanno facendo. Gli altri pur con tutta la buona volontà o gli sforzi profusi (altrimenti, cioè se non si sta cercando attivamente lavoro, nemmeno si entra in questo dato), restano a casa.
      Insomma, se sei a spasso, ovverosia se già non sei uno di quei sei che il lavoro ce l’hanno bensì uno di quei quattro che lo cercano invano, la possibilità di essere assunto è praticamente nulla.
      Se sei tra i sei “privilegiati”, anche se vi rientri in nome di un “non lavoro non professionale”, epperò lavorare ti interessa davvero, sarai ben conscio che cadere dal bordo del tavolo vuol dire non risalirci mai più.
      C’è da rifletterci bene.
      Il dramma che in un’epoca anteriore per molte (anzi poche) persone poteva essere il licenziamento, oggi viene elevato all’ennesima potenza da un piccolo dettaglio: la perdita del lavoro è molto probabilmente irreversibile nel medio periodo.
      Per chi non ha vissuto questa esperienza, e magari oggi come oggi ha il suo lavoro bello o brutto, vale la pena di immaginarlo: da domani non hai più il tuo lavoro, e resterai disoccupato e senza speranze più o meno fin dove il tuo sguardo sul tempo a venire riesca ad arrivare.
      Buon divertimento.
      Ciao, G.
      PS Tanto per darvi un’idea, il dato complessivo della disoccupazione su tutte le fasce d’età di un paese comunque in crisi, e dove i drammi umani legati al lavoro si susseguono giorno dopo giorno, è dell’11% circa. Essere giovani oggi vuol dire vivere in un mondo che dal punto di vista delle speranze di impiego è tre o quattro volte peggiore che quello vissuto dalla società nel suo complesso. Che, appunto, già non è granché.

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      • Tenente Drogo ha detto:

        A grandi linee sono concorde, con la lettura generale che dai, ma nello specifico contesto, un lavoro che passa attraverso il dove frequentare il letto di qualcuno, mi pare essere, magari indirettamente, altro dal giornalismo…

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  2. Valeria ha detto:

    La difficoltà in questo momento e’ trasversale, caro.
    Non trovi lavoro se sei giovane, se hai un età compresa tra i 40 e i 50 e oltre questo step sei addirittura spacciato. Quando capita tocca ripensare a come non spendere danaro, a come auto produrre , scambiare, comperare ai mercatini dell’usato, fare a meno di alcune cose, che di per se non sarebbe cosa del tutto malvagia, se solo in famiglia un introito fisso e sufficiente ci fosse.
    Il fatto e’ che spesso l’unico introito e’ pure insufficiente.
    Mi sa che a breve ci faro’ i conti anch’io.
    Ho 46 anni, ho avviato un’attività sette anni fa e andava benino; non sarei diventata ricca di sicuro ma poteva bastarmi fare un lavoro che mi piaceva. Oggi la mia attivita’ si regge a stento, dall’anno scorso fatico a far quadrare i conti e continuando cosi sono costretta a chiuderla, anche calibrando gli ordini ho autonomia ancora per poco, i costi fissi non soo diminuiti, son sempre quelli. Cosa pensi che faro’ in seguito?
    Niente, come tutti quelli che restano senza lavoro, oppure emigrerò all’estero, come fece parte della mia famiglia nel dopoguerra: in America, in Francia, in Argentina.
    Il lavoro non c’e (e continuerà a non esserci) perche” le nostre aziende sono al collasso.
    E senza aziende che pagano le tasse anche lo Stato collasserà.
    Il disastro economico italiano e’ pero’ precedente.
    Penso si possa far risalire all’abolizione dei dazi doganali e al mercato unico. Una volta aperte le frontiere, i miopi governi non hanno tenuto nel giusto conto che per la legge dei vasi comunicanti, senza adeguate tutele, la ricchezza si sarebbe presto spostata e ciò che si produceva bene da noi non poteva competere con i prodotti di importazione a minor prezzo, i costi della mandopra straniera, le differenti politiche fiscali e tributarie, addirittura agevolate per un investitore straniero. In piu’ il dazio dalla Cina e da alcuni altri Paesi, che proteggeva la nostra economia, era stato eliminato, e tutto l’introito di diritti doganali (soldoni per lo Stato Italiano) andava in sordina a farsi benedire.
    Infine il cambio lira euro ha fatto il resto: in un lampo il potere d’acquisto era dimezzato.
    Risultato: la distruzione della nostra florida economia, l’arricchimento dei grandi con grandi capitali, meno soldi disponibili per lo stato sociale. Un disastro.
    Non so se questa e’ la lettura giusta, ma e’ la mia lettura, la lettura degli avvenimenti che sono riuscita fare senza sapere niente di economia. Magari mi sbaglio.
    Comunque, non credo fosse la paura di rimanere senza lavoro a muovere Olga.
    Olga era giovane e all’inizio della carriera.
    Voleva solo una possibilita’, avere una chance nel mondo del giornalismo professionista, e cercando solo la sua strada ha trovato il porco che giocava sporco.
    Il resto e’ ancora tutto da ascoltare.

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Grazie cari per i commenti.
      @Tenente Drogo: “solo un lavoro”? Ebbene sì,tutto questo per un dannato lavoro, quello della giornalista ASSUNTA, con paga e tutto quanto. Perché si può fare anche in altro modo, lavorare da collaboratrice o frellance, ma praticamente gratis. Sai quanto pagano i quotidiani online se non sei assunto? La media è dai 5 ai 25 euro ad articolo, arrivando ai 50/60 per gli articoli lunghi dei cartacei (solo per pochi ed evento raro, vista la ressa di collaboratori).
      @Gabriele, concordo su tutta la linea.
      @Valeria: tutto questo è accaduto tra i 28 e i 30 anni e non molto tempo fa. Giovane ma non troppo. Direi ufficialmente nell’età adulta.

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      • Francesca ha detto:

        Mi pare di aver letto che adesso sei una giornalista free lance (si scrive così?). Ci racconti un giorno cosa fai attualmente?

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    • gabriele ha detto:

      Senza entrare in discorsi macroeconomici, più o meno approssimativi, non intendo certo negare che la situazione in Italia sia difficile a vari livelli e per persone che appartengono a più segmenti sociodemografici diversi. Non c’è dubbio che ci siano perfino dei “giovani” che stanno meglio rispetto ad alcune persone di generazioni anteriori. Tuttavia se vogliamo fare un’analisi seria della situazione quel che ci interessa è il dato aggregato, perché con gli esempi singoli possiamo pescare un caso concreto per dimostrare qualunque cosa e il suo contrario. In termini di dati aggregati la situazione in Italia è di una spaccatura generazionale abissale: il dato più lampante è quello che ho citato sulla disoccupazione, ma potrei citarne altri, ad esempio lo stipendio medio di ingresso nel mondo del lavoro, i contributi e le prospettive previdenziali,e via dicendo.
      Purtroppo è ridicolo paragonare come fatto qui le proprie difficoltà (di per sé non ridicole bensì rispettabilissime: ridicolo è il paragone) con quelle di gran parte dei giovani nell’Italia odierna. Si parla di metter su un’attività, che addirittura ha reso per qualche anno! Con che soldi, per cominciare? O con che crediti bancari?
      Un giovane, direi quasi per definizione, non ha nemmeno avuto la possibilità di accumulare un minimo capitale, spesso i primi sei o dodici o indefiniti mesi di lavoro non sono nemmeno pagati, ma si tira avanti con ipocriti rimborsi spese. Si passano i trent’anni non solo senza certezze lavorative (e non per libera scelta, come un tempo poteva essere quella di chi lavorava da “vero” autonomo, non le partite IVA truffa di ora, o di chi metteva su un’impresa), ma anche senza basi per costruire alcunché, imbastire soluzioni o almeno reggere agli impatti.
      L’incertezza in questa fase non è come l’incertezza di chi magari si è già comprato una casa, si è costruito una famiglia, si è creato una rete di contatti lavorativi e non…
      Perdere il lavoro non è mai facile, e l’ho scritto a chiare lettere, ma qui si parla di elevare all’ennesima potenza una situazione siffatta.
      Con questo lungi da me lo “sminuire” le difficoltà altrui, però fare certi paragoni vuol proprio dire che le generazioni che hanno giustamente goduto di una situazione di civiltà e solidità sociale, non hanno ancora capito fino in fondo quale sia la realtà odierna.

      Un saluto e in bocca al lupo per l’attività,
      G.

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      • Valeria ha detto:

        Caro G.,
        facevo un esempio del segmento che conosco: altri negozianti stanno messi come me ma se e’ il dato aggregato che desideri, per questo settore e’ meno 31000 aziende, a oggi.
        Un dato aggregato di tutto rispetto.
        Per la cronaca l’attività l’avevamo messa su rinunciando alla ristrutturazione della nostra vecchia casa, non coi soldi della banca.
        E la rete di contatti lavorativi … torno a dirti che il lavoro non c’e.
        Quindi, anche se conosci, il momento non consente.
        Se volevi dire che chi ha già una casa (con mutuo) sta meglio di chi non ha ancora lavoro ne casa, ti invito a ripensarci.
        Se non hai modo di mantenerla, la casa, prima o dopo te la giochi.
        Certo, puoi sempre venderla – svenderla, perche’ nel frattempo anche il mercato immobiliare e’ crollato – e col ricavato vai avanti per un po’, ma non e’ la soluzione.
        Quello che volevo dire e’ che il lavoro serve a ogni latitudine.
        E un giovane e uno vicino alla pensione ne hanno bisogno allo stesso modo.
        Per la mia attività non importa: quando il cambiamento arriva, e’ perche’ ce n era bisogno. Comunque, w il lupo!
        Ciao,

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  3. Valeria ha detto:

    Olga, per favore, correggi un errore per me?
    E’ alla fine del testo.
    Desiderava solo una possibilità , avere na chance nel mondo … etc etc.
    Grazie e scusa: e’ stato l i-pad a creare la mostruosità dell’errore 🙂

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