Mi prende sottobraccio e io lascio fare

Gli aneddoti dei due vecchi giornalisti sono mortiferi. Ma io insceno scoppi discreti di risa, da perfetta damigella di compagnia. Il tempo passa, è quasi mezzanotte e i due non smettono. Bevono e raccontano. Mi alzo, vado alla toilette. Quando mi chiudo la porta alle spalle penso che non sarei dovuta venire. Mi bagno le tempie. Cerco di convincermi che non c’era altra scelta: sono qui perché questa è l’unica occasione che ho per andarmene dalla provincia paranoica in cui sono finita. Devo farmi trasferire. Basta con le remore.

Torno al tavolo e finalmente le chiacchiere si sono sciolte. Io sto alle calcagna del direttore. Non lo mollo nemmeno quando, fuori dal ristorante, dopo avergli chiesto se possiamo finalmente parlare lui mi risponde: adesso non ne ho voglia. Confondo la testardaggine con la tenacia, mi nutro di un’ambizione impossibile. Ma mi avevi detto che mi avresti spostata di città, che dovevamo discuterne, insisto.

Ed ecco arrivare dal fondo del suo intestino la grassa risata gorgogliante che conosco bene. Non ti ho mai promesso niente, Olga cara, non mettermi in bocca parole che non ho detto. Dai facciamo due passi, rilassati, smetti di pensare al lavoro, dice. Mi prende sottobraccio e io lascio fare.

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15 pensieri su “Mi prende sottobraccio e io lascio fare

  1. Pietro Rondo Spaudo ha detto:

    Però lei una brava giornalista o giornalista (maschio) lo è dal modo con cui sa tenere sulle spine chi la legge fornendo le notizie col contagocce nelle puntate della sua vicenda. O forse sarebbe più portata a fare la scrittrice di gialli?

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Pietro il suo commento mi ha fatto sorridere. Ma non si tratta di “tenere sulle spine”, quanto piuttstosto di raccontare quel che è accaduto con intensità paragonabile a quella che ho vissuto. Quando io ripenso a quel che è accaduto ricordo tutti i dettagli come ve li sto descrivendo. Se fosse un libro, sarebbe più facile per voi, me ne rendo conto. Comunque in 2-3 post il climax scenderà, non si preoccupi. Quel che dispiace, dopo tanto tempo, è la messa in dubbio dell'”onestà” del racconto. E’ una storia vera, io sono una donna, i dettagli e l’accaduto sono tutti reali. L’unica cosa che non vi rivelo sono i nomi.

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      • Lily ha detto:

        Cara Olga, è la sua storia (e purtroppo quella di molte altre…) quindi è libera di raccontarla come meglio crede.
        Questo climax mi sta facendo aumentare la nausea: quei porci vestiti da principe sono inquietanti e il degrado culturale è evidente. Quello che mi preoccupa è sempre la stessa cosa: come si esce da questa crisi economico e, soprattutto, culturale, se ai posti di comando ci sono i Maiali (riferimento ad Orwell)?
        Temo per il mio futuro e per quello del mio piccolo.

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      • diariodelporcoallavoro ha detto:

        Grazie Lily per le tue parole. La tua domanda è densa di significati. Spero di riuscire a rispondere in modo adeguato, in futuro. Mi piacerebbe che una volta “esaurita” la mia storia questo diventasse uno spazio per altre storie come la mia e in cui discutere di soluzioni per un vero cambio culturale.

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      • Francesca ha detto:

        La tua proposta è interessante. Tanto ci sarebbe da scrivere un libro sulle molestie sessuali sul lavoro! Mi ha colpito il fatto che abbia fatto da orecchie da mercante quando hai insistito per avere notizie sul rinnovo del tuo contratto. Sempre più stronzo! Mi ricordo che una collega mi aveva fatto i complimenti per un lavoro ingrato che ho fatto ed io le ho detto: “Voglio una promozione ed un aumento di stipendio”. Ovviamente era una battuta ma lei ha fatto finta di non sentirmi, mi ha ignorata completamente. Neanche una risatina, nulla. Sono proprio l’ultima ruota del carro! Hai detto che hai incontrato un altro porco, in un altro commento: se vuoi parlacene. Cosa pensi invece dello speciale su Canale Cinque su Ruby e le cene di Arcore? Ovviamente hanno fatto vedere sono stanze vuote, lussuose. Le statuette sono un po’ inquietanti!

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      • Pietro Rondo Spaudo ha detto:

        Ho visto anch’io la Madonna sul camino di quella stanza vuota. Osceno che non ci sia nessuno che metta fine a questo sconcio (e a tanti altri). Quanto al resto, era meglio quando io ero giovane, è propiro il caso di dirlo.

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      • Pietro Rondo Spaudo ha detto:

        Mi sono sentito importante a ricevere una tale risposta ed anche più giovane poichè sono stato trattato alla pari da una come lei. Non sono che un vecchio che passa in solitudine le sue giornate, ho lavorato praticamente con solo donne (sopra, sotto e colleghe) ma non mi è mai venuta la fantasia (chiamiamola così) di comportarmi come quei batraci che lei descrive (chiedendo scusa ai batraci).

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      • diariodelporcoallavoro ha detto:

        Caro Pietro non credo che tu sia “solo un vecchio” se hai ancora questa capacità di emozionarti, stupirti e arrabbiarti. Sono felice che tu segua con costanza il mio blog nonostante la mia incostanza nell’aggiornarlo. Grazie per i tuoi commenti. Ti mando un abbraccio.

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      • Daniele ha detto:

        Cara Olga,

        seguo questo blog da molto tempo ma, per imbarazzo e per assenza di cose interessanti da dire, non mi sono mai proposto di commentare la tua storia. Ora che scrivi che l’idea per il futuro è di creare uno spazio di discussione per un cambiamento culturale mi sento di poter/dover intervenire.
        Per il momento solo per incoraggiarti a continuare, ma in un futuro anche per dire la mia, dal punto di vista di chi è partito dall’Italia alla ricerca di un’opportunità di fare quello che amo. Non è certo tutto rose e fiori neanche qui, ma per ora ci sono abbastanza tutele per evitare gli abusi dei datori di lavoro…

        Un incoraggiamento a te e a tutti quelli che trovano nelle tue parole il coraggio per ribellarsi agli abusi di potere.

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  2. Angela ha detto:

    E’ da un pò che leggo il tuo blog. Forse non conosco la storia dall’inizio ma mi è parso di capire che sei stata trasferita in una piccola città (che tu detesti) dove devi sottostare ad un direttore (che detesti altrettanto). E prima eri in una città più grande ma sempre sotto un direttore alquanto detestabile (il cosiddetto porco che continua a infastidirti). Se non ricordo male hai anche il fidanzato in un’altra città. Arrivo al dunque: se la tua vita/il tuo lavoro non ti piace, perché non apporti dei cambiamenti? Anche io sono una giornalista, sono giovane, e sono precaria, quindi credimi so cosa significa, so quanto fa schifo al giorno d’oggi. Però non tollero certi abusi di potere da parte dei propri dirigenti. Perciò mi chiedo, perché continui a vivere tutto questo? Non puoi mollare tutto e trasferirti in una città che ti fa stare bene (magari accanto al tuo fidanzanto)? Ricominciando tutto da capo. In una nuova realtà, in una nuova azienda/redazione. So che sarebbe dura ma almeno così potresti essere felice o almeno provarci. Ti dico queste cose da persona che ti capisce e ti è vicina. Voglio spronarti anche se purtroppo non ci conosciamo. Cosa ti blocca?

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      @Angela, il direttore è sempre stato lo stesso, sia quando ero nella città grande, sia nella città media che nella città piccola. Il perché non me ne vado è spiegato ampiamente nel blog. Forse tu sei molto giovane. Quando arriverai alla soglia dei 30 magari capirai.

      Grazie per l’empatia ma, come ho scritto altre volte nei commenti, questa è una storia che si è conclusa. Credimi, se tornassi indietro, credo che mi ritroverei nella stessa impasse. La realtà è complessa. Ma a 23 anni anch’io mi sentivo invincibile come te.

      In bocca al lupo!

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  3. Anonimo ha detto:

    Una domanda: ti saresti comportata allo stesso modo per un posto di cassiera all’esselunga con turni dalle 7 alle 22 da lunedì a domenica?
    (non fraintendere, lui è comunque un porco e mi fa schifo)

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