Di proposte fallite e coperchi di scatole del tonno

Porco Secondo ha gli occhi secchi mentre ascolta le mie proposte. Sono tornata a trovarlo come da accordi presi il giorno del nostro primo colloquio. Ho fatto passare alcune settimane prima di fargli visita in redazione per non sembrare precipitosa, per non sprecare la mia preziosa possibilità.

Nelle scorse settimane ho consumato qualche milione di neuroni per farmi venire in mente idee per articoli originali, accattivanti, interessanti, forti ma non troppo, leggeri ma non futili, da proporgli. Ho setacciato la rete per giorni, frugato tra i blog, chiamato vecchi contatti, parlato con amiche e parenti, vagato per conferenze stampa e incontri vari.

Oggi è il grande giorno. Sono nervosa. Parlo. Lui mi fissa. Mi osserva senza interruzione per tre lunghi minuti. Poi smette. Si dedica, nell’ordine, a: rispondere al cellulare dicendo sono occupato chiamami dopo, toccarsi i capelli, incollare le mani alla tastiera e cominciare a scrivere. Io mi interrompo. Lui mi dice: vai avanti, ti ascolto, è che nel frattempo devo avvisare il direttore di una cosa importante perché tra pochissimo abbiamo la riunione. Sai non è un buon momento. Certo che lo so, dico, nelle redazioni non è mai un buon momento, ti rubo solo due minuti ancora, vedrai che ti piaceranno le tre idee che mancano. Lui arriccia le labbra e fissa fuori dalla finestra. Poi si gira verso l’armadio e guarda una foto. Io finisco di parlare. Mi domanda: sai chi è questo? Io rispondo: tuo figlio, immagino, ti assomiglia. Lui, cuore tenero di papino, si emoziona: sì è il mio piccolo mostro che ormai ha 16 anni. Maddai, dico, sembra più grande. Lui sprizza amorevole orgoglio: hai ragione, è davvero un ragazzone, ma in realtà è ancora un cucciolotto. Sai non viviamo insieme perché io e sua madre siamo separati, ma riesco comunque a vederlo spesso e ho un ottimo rapporto con lui. Ad esempio, i compiti li fa sempre con me quando ho i giorni di corta. Chebbbravo, dico, pensando che non me ne può fregare di meno della sua vita privata. Cerco di riportare la conversazione sul motivo che mi ha portata qui: il lavoro.

La folata di gioia che gli ha illuminato il viso sparisce. Abbassa lo sguardo. Dice: sono tutte proposte interessanti, davvero, sei brava e accurata, ma purtroppo abbiamo già dei giornalisti e dei collaboratori che si occupano degli argomenti che mi hai proposto. Dovresti sforzarti un po’ di più e trovare qualcosa di davvero originale che non sia coperto dagli altri. Qualcosa di unico. Altrimenti come giustifico il fatto che sei tu a scrivere e non qualcun altro? Sai com’è, la competizione è tanta, specie in tempi di crisi come questo. Mentre annuisco mi pento di avere buttato via il coperchio di latta della scatola del tonno che ho mangiato a pranzo. Avrei dovuto asciugarlo dall’unto, avvolgerlo nella carta scottex e mettermelo in borsa. Così ora avrei potuto prenderlo e usarlo comodamente per tagliarmi le vene. Magari così il caporedattore si sarebbe impietosito e mi avrebbe fatto scrivere almeno un articolo. Almeno uno, sul suo giornale importante.

Non mi resta che andarmene. Mi alzo. Lui anche. Ti accompagno all’ascensore dice. Passiamo in mezzo alla redazione e guardo con invidia tutte quelle scrivanie piene di giornali e libri. Osservo uno per uno i giornalisti e le giornaliste che rispondono al telefono, fissano i monitor, parlano tra loro e penso che non sanno la fortuna che hanno, ad avere un lavoro garantito. Arrivati all’ascensore mi dice: mi raccomando Olga torna presto a trovarmi, vedrai che andrà meglio, anche se non ti assicuro nulla.

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6 pensieri su “Di proposte fallite e coperchi di scatole del tonno

  1. Anonimo ha detto:

    Ciao Olga,

    é sempre un piacere leggere le tue testimonianze 😉

    Spero che il Porco Secondo si riveli presto all’altezza del nomignolo che gli é stato dato.

    Per ora fatico a scorgere segnali di allerta. Certo, nel post precedente, ha sbagliato a porti domande riguardanti la sfera privata, però in questo caso ti ha soltanto fatto capire che sta cercando un(a) giornalista molto originale, pieno/a di risorse e di idee che ad altri non vengono.

    Beh, di sicuro mi sbaglio, altrimenti non avresti cominciato a condividere questo nouvo capitolo della tua vita ^.^

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    • Francesca ha detto:

      I segnali tipici di uno che ci vuole provare: le ha chiesto se le piace la foto, le ha detto che è suo figlio e che è separato. Tutte cose che non interessano e che non c’entrano nulla. Le ha fatto capire che non le importava nulla di lei come giornalista, che erano al completo ma la invita comunque a tornare. Non è detto che uno sia un porco per questo, quello lo si vede col tempo (parlo in generale). Spero che Olga non mi cancelli anche questo commento!

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      • Anonimo ha detto:

        Boh, non saprei. Non ha fatto avances vere e proprie. Per dire, anche la mia prof di storia delle superiori a volte ci raccontava di sua figlia.

        Con tutto il rispetto che nutro per Olga, noi non abbiamo sentito le sue proposte e non abbiamo neanche elementi per determinare se fossero realmente ciò che lui ricercava. Magari gli stessi argomenti erano già stati proposti dai giornalisti che lavorano per la testata.

        Comunque sia, é difficile giudicare quando non si conosce un ambiente e sono convintissima di sbagliarmi, altrimenti Olga non ne avrebbe parlato.

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      • diariodelporcoallavoro ha detto:

        Grazie a tutte per i commenti. In effetti fino ad ora il caporedattore si è comportato in modo “normale”, come tanti altri capi e cape delle redazioni giornalistiche italiane. Non abbiate timore comunque, vedrete che l’appellativo di Porco secondo sarà ben meritato. Se avrete la pazienza di seguirmi…

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  2. Luce Bellori ha detto:

    Solita via Crucis!!
    Incredibile routine…
    Come sentirsi smorzare ogni entusiasmo, qualsiasi fiotto d’ottimistica perseveranza.
    Dove lavoravo, elaboravo temi e ricerche su risme di fogli protocollo. Il capò ne pescava uno a casaccio, di tanto in tanto. Poi iniziava la lotta per non snaturarne il contenuto, sulla firma, sulla pubblicazione stessa, sul compenso…
    Camminare sempre in salita toglie davvero il fiato.
    Invidiavo il panettiere sotto casa. Padrone di sé e del suo destino.
    Si alzava alle 3, certo. Ma con quel filone di grano duro, alla fine, ci faceva quel caxxo che voleva lui.

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