Un taser e lo sfrigolio della sua bava biancastra

Penso alla cena per lunghe, lunghissime ore. Sarebbe sensato dire di no. I rapporti di lavoro non si devono reggere su relazioni private. E’ una regola che vige nel nord Europa e nei paesi anglosassoni. Rapporti personali, non privati. Lì le cene tra capi e sottoposti sono proibite. Ma in Italia non funziona così. Se non vado a cena rischio di perdere il treno per il gotha.

Decido di consultarmi con Ludovica che conosce il caporedattore perché ha lavorato con lui anni fa nella sede principale del giornale. Lui era in distacco temporaneo, con una moglie e un figlio a distanza che raggiungeva nei fine settimana. Ludovica mi racconta che erano molto amici, e mi sembra di intuire che vorrebbe invece dire molto più che amici. E poi lui se n’è andato. Percepisco del rimpianto, il lutto per un amore spezzato prima di cominciare. Ludovica è così: la vita, la sua di vita, è una tragedia. Sempre. Di quello che accade agli altri, invece, se ne sbarazza alla svelta. Così fa con me che ancora la ascolto, e non so perché. E’ uno serio, mi dice, una persona perbene. Se ti ha chiesto di andare a mangiare una pizza non ci vedo niente di male. Vacci, parlaci, ascolta che cosa ha da dirti. Ascolta soprattutto, tu hai tanto da imparare e lui da insegnarti. Ascolta per bene, mi raccomando.

Si deve fare all’italiana, dunque, penso tra me. E devo ascoltare, soprattutto. E così appena finisce la conversazione con Ludovica mando un sms al caporedattore. Gli scrivo: va bene per la cena, dimmi quando e dove. Quale sarà il luogo dello scambio, il mio tempo e la mia pazienza per la tua logorrea e i tuoi articoli, che elargirai con il contagocce, come già so. Lui mi chiama subito: ciao Olga, che piacere sentirti, possiamo fare già dopodomani? Il suo tono è brillante, appena lucidato. C’è un egiziano sotto casa mia che fa delle pizze buone a prezzi onestissimi. Ci vado sempre con mio figlio. La parola casa, nonostante sia seguita da quella più rassicurante di figlio, mi procura spasmi muscolari al petto e fitte alla testa. Per evitare che la nomini ancora suggerisco un altro posto, più lontano, dove fanno anche altri piatti oltre alla pizza che io non posso mangiare perché ora che ci penso bene ho un’intolleranza al pomodoro. Lui dice: va bene, non c’è problema. Volevo poi chiederti di occuparti di una cosa, se hai tempo, che non so se diventerà un articolo. E ripete: solo se hai tempo però.

Eccolo il finto premio per la mia accondiscendenza. La sua magnanimità mi commuove. Dico: certo che ho tempo, ti ho detto che sono praticamente senza lavoro. Ma capisco che queste mie parole, ancora una volta, vengo soffiate via dalla sua mente di 50enne garantito con uno stipendio dai 3mila euro in su come i peli bianchi di un dente di leone. Quelli come lui non sanno cosa vuol dire non avere un lavoro. Pensano che significhi che non hai voglia di lavorare. Che non ti impegni abbastanza, che sei una pigra, una bighellona.

Vorrei avere con me un taser in grado di funzionare a distanza, attraverso la connessione telefonica, e sentire lo sfrigolio della sua bava biancastra mentre è steso a terra colpito da una potente scossa elettrica. Per questi cinquantenni (e per i loro compagni over) bisognerebbe reintrodurre l’elettroshock, penso. Dovremmo fare una petizione online.

Poi ricaccio questi pensieri malsani e malefici dentro le mie cervella asfittiche di svogliata disoccupata. Dimmi cosa devo fare che lo farò, lo incalzo, con voce pacata. Ma lui è già distratto. Ne parliamo giovedì. Così ora non perdo tempo.

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6 pensieri su “Un taser e lo sfrigolio della sua bava biancastra

  1. Francesca ha detto:

    Il pensiero malsano che viene a me è un altro!
    Ti è mai capitato di dire a questi bavosi quello che hai pensato, cioè che questo modo di fare è proibito nel resto d’Europa? Sono sicura che ci rimarrebbero male, anche se ti ignorerebbero.

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  2. simon@ ha detto:

    Le cene di lavoro a tu per tu non si fanno ne nord d’Europa, sono invece frequenti le cene e le serate fra colleghi a cui partecipano anche i managered i capi.

    Altro discorso per i pranzi nei giorni lavorativi. Un capo può benissimo chiederti di andare da sola a pranzo con lui o lei per discutere privatamente della tua situazione professionale.

    Due domande:

    1) Perché continui a farti “raccomandare” (nel senso meno peggiorativo del termine) da una Ludovica che va aplesemente a letto con tutti i caporedattori? Credo che il messaggio sia implicito e, non a caso, il porco n. 2 ha precedentemente inquisito sulla tua relazione con Ludovica

    2) Come mai accetti così di buon grado che non vengano stabiliti criteri chiari per l’assegnazione di articoli e/ o di inchieste?
    “Volevo poi chiederti di occuparti di una cosa, se hai tempo, che non so se diventerà un articolo. E ripete: solo se hai tempo però.”
    La risposta auspicabile era: “Nel caso non diventasse un articolo, il mio lavoro andrebbe comunque remunerato. Altrimenti cominciamo con il piede sbagliato e non avrebbe neanche senso sprecare tempo prezioso a cena.”

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Cara Simon@, grazie per le domande. Rispondo nell’ordine.

      Non sono certa che Ludovica sia andata a letto con Porco Secondo. E anche se fosse, visto che il sistema è questo, non la biasimerei. In questo blog non c’è un intento moralistico. Io non sono meglio delle altre perché non vado a letto con i porci. Io semplicemente non ci riesco perché voglio andare a letto solo con chi mi piace e non per uno scambio sessuo-economico di dubbia riuscita. La tua domanda lascia intendere che una che va a letto con i capi non può fare altro che offrirti relazioni “malsane”, giusto? Ecco, io non riesco a ragionare in questo modo, proprio perché non riesco a dividere il mondo in donne per bene e donne per male. E il contatto che mi aveva dato, in ogni caso, rappresenta l’unico “contatto” valido disponibile.

      Ho mancato di dilungarmi sul quasi anno intercorso tra i due Porci durante il quale sono riuscita a trovare soltanto una piccola collaborazione con un piccolo giornale che non mi voleva pagare: ho dovuto rivolgermi a un avvocato per avere i miei soldi. Visto che avevo bisogno di lavorare ho anche accettato una collaborazione con un ente che si occupa di diritti per 300 euro al mese per gestirgli l’ufficio stampa (senza ferie, malattia o altro). Come ripeto spesso, questa narrazione è al presente ma riguarda il passato. Per farti capire la situazione, questa collaborazione, dopo un paio d’anni è finita perché ho osato chiedere di essere regolarizzata o comunque di avere un aumento di compenso. Sono stata sostituita nell’arco di tre giorni.

      In questo sistema di iper-precariato, di disoccupazione diffusa e di offerta che supera la domanda, non c’è altra possibilità che accettare quello che capita. L’unica altra alternativa è andarsene. E certo, cara Simon@, è un’alternativa che ho considerato, per la quale mi sono preparata e che sono pronta – a breve- a mettere in atto.

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      • Francesca ha detto:

        Vuoi espatriare? Mi dispiace ma spero che lì verrai rispettata di più come donna e come lavoratrice. Io sono riuscita a trovare il posto fisso ma soffro perché vengo trattata come una schiava, ho problemi di salute e vivo in mezzo a porci e disonesti. Qualsiasi cosa ha i suoi pro e contro.

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      • simon@ ha detto:

        Innanzitutto mi scuso per i refusi. Non avevo molto tempo ieri mattina e ho dovuto pubblicare il commento in fretta e senza rileggerlo.

        E ti ringrazio di avermi risposto, Olga.

        “Io semplicemente non ci riesco perché voglio andare a letto solo con chi mi piace e non per uno scambio sessuo-economico di dubbia riuscita. La tua domanda lascia intendere che una che va a letto con i capi non può fare altro che offrirti relazioni “malsane”, giusto?”

        Non proprio. La mia critica non andava considerata come moralista nei confronti di Ludovica, piuttosto volevo farti notare il modo in cui potresti venir presentata alle redazioni e ai loro capi.

        Se il porco n.2 avesse veramente avuto una relazione con Ludovica, potrebbe essere indotto a supporre che una tale relazione sia possibile anche con te. Semplificando, il ragionamento del porco n. 2 potrebbe essere:
        Ludovica é una donna con una certa “apertura” nei rapporti professionali, Olga é amica di Ludovica, allora Olga ha lo stesso approccio di Ludovica.

        Ovviamente, quando ho commentato, non sapevo che era passato un anno dal tuo precedente contratto e che la situazione sia a tal punto precarizzata nell’editoria italiana.

        Appoggio totalmente la scelta di espatriare. Non conosco come se la cavino i giornalisti e le giornaliste all’estero, però difficilmente si verranno a creare scene da humour noir come quella ci hai descritto ieri.

        Ti auguro di trovare condizioni di lavoro più soddisfacenti e di non lasciarti abbattere dallo shock culturale. Se posso darti un consiglio, cerca di non pensare all’italiana, mostra una certa flessibilità mentale quando ti serviranno un primo con uno pseudo-ketchup al posto del pomodoro 😉

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  3. Eliana ha detto:

    <>

    Quanto lavoro ci resta ancora ai precari (parlo dei precari che non abbiamo la vita risolta da babbo e mamma) per far capire alla società quale sia veramente la nostra situazione…

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