Disperazioni vegetali e amorose di un giornalista capo

Mi tocca un’altra cena. Questo è il contratto non scritto alla base del nostro scambio. Io lavoro e lui è libero di fare il “male fatale” con una donna di 20 anni più giovane. Torna lo spettro della pizza vicino a casa sua. Riesco a mediare con un ristorante vegetariano non troppo costoso. La scusa formale, per questa cena, che ribadisce anche in un’email, è che mi vuole dare un libro che forse dovrò recensire. Arrivo al ristorante vestita di nero, con una maglia accollata e una gonna larga sotto il ginocchio. Lui mi sta aspettando. Mi accoglie con un complimento discreto (sei bellissima) e con due baci. La sua guancia ha la consistenza di un caco scaldato al microonde. Odora di armadio chiuso con dentro patate germogliate e naftalina e di dopobarba appena spruzzato. Arrivo direttamente dalla redazione, mi dice. Io sorrido e rispondo: certo, sediamoci.

Non so bene che cosa dire. Questa sera sono stanca e non ho voglia di fare la graziosa. Gli chiedo del libro. Lui rovista nello zaino ma scopre di averlo malauguratamente lasciato a casa. Mi dispiace, dice. Puoi passare a prenderlo in redazione quando vuoi, comunque. Sospiro. Lui mi osserva serio. Non ti sembrerà un problema questo, mi sgrida. Dai, parliamo di noi che del lavoro non ne posso più. Prima ordiniamo, gli dico. Lui prende il menù. E’ uomo di mondo, certo, ha viaggiato, conosce gente, vede cose, ma davanti ai piatti a base di ingredienti solo vegetali inizia a lamentarsi: certo che sta moda, dell’essere vegetariani, ma perché lo fai? Una bella bistecca invece. E ride. Vorrei essere Aladino, trasformarlo in un maiale nato e cresciuto in un allevamento intensivo e in fila per il macello e chiedergli di ripetere la domanda.

Dopo dieci minuti di indecisione va sul sicuro: ordina una pizza al farro. E’ meglio non rischiare che non si sa mai che non digerisca bene, dice. Vuole anche del vino. Beviamo, dai, perché comunque il ricordo della stagista mi fa ancora soffrire. E attacca a parlare di questo suo amore infranto, di lei che dopo tre mesi finalmente si è fatta sentire chiedendogli aiuto per trovare un lavoro ma lui mica può farla tornare al giornale, che come sappiamo tutti è serio e importante, perderebbe la faccia. Gli dico che è crudele, che dovrebbe aiutarla. Sulla faccia gli cola una maschera di arroganza. Mi dice: se tornasse con me certo che me ne occuperei. Obietto che se non ricordo male sono stati insieme, in senso fisico, soltanto una notte e più di due mesi fa. I suoi occhi diventano vetri appannati, sento rumore di muco in movimento e vedo le sue guance-caco vibrare. Sta per mettersi a piangere. Mi prende la mano. Gli dico: non fare così, dai. Lui è disperato, perché forse è proprio tutta colpa di quella notte, che non ha funzionato bene. Capisco, dico. Il suo dolore sincero travolge la risata che sto covando nel petto. Dice: l’età non c’entra. Io lo rassicuro: certo poi con tutti i rimedi che ci sono adesso. Lui mi guarda interdetto. Non raccoglie. Il problema è che anche mia moglie diceva che non ci sapevo fare. Però con altre è andata bene sai?

Che conversazione interessante penso tra me mentre mangio il riso integrale con broccoli, zucchine e sesamo. Bevo un sorso di vino rosso. Lui smette la lagna. Torna al presente. Mi fissa. Dice, di nuovo: lo sai che sei bellissima? Io gli chiedo come sta il figlio. Questa è la domanda di riserva per un time break con ogni papino marpione dal cuore tenero. Parla per mezzora di fila del suo pargolo 16enne che vive tra tre sgrinfie della madre possessiva. Poi attacca di nuovo: ma che peccato che sei fidanzata. Da quanto esattamente? Nove anni, rispondo. Un sacco di tempo, non credo che l’amore possa sopravvivere così tanto, dice candido. Secondo me non è più come prima tra voi. Sospira. Poi sorride e chiede: non è che hai una sorella? Ma quanto sei arrapato, penso. E commetto l’errore più grosso di questa storia. Presa da un raptus di disperazione, gli rispondo: una sorella no, ma un’amica sì.

 

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2 pensieri su “Disperazioni vegetali e amorose di un giornalista capo

  1. Pietro Rondo Spaudo ha detto:

    Tutti gli uomini prima o poi fanno cilecca. A me è successo la prima volta con la donna con la quale convivo da trent’anni. Ho avuto qualche avance da parte femminile e la sola andata in porto è stato una specie di arrembaggio da parte di lei; le altre si sono dissolte come fumo nell’aria perché io sono persona che ha bisogno di gustare l’invito prima di agire e le donne, a quanto pare, non capiscono e lo prendono come un rifiuto un po’ vigliacco. In fondo, a ben pensare, anche dove sembra che l’iniziativa sia stata mia, chi ha deciso è stata lei. Mi capita ancora alla mia veneranda età di provare desiderio di sesso con qualcuna, se lo dico metto in conto un rifiuto senza farne una tragedia, spesso però sto zitto per non turbare rapporti consolidati. Tutto questo per dire che non capisco lui che, considerato il lavoro che fa dovrebbe avere un po’ più di intelligenza ed umorismo e nemmeno te che non è certo rinunciando a parte della tua dignità (ma è ancora di modo fra i giovani?) che risolvi i tuoi problemi di lavoro, ecc.

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  2. diariodelporcoallavoro ha detto:

    Caro Pietro, sei davvero gentile a seguire questo blog con costanza, nonostante le numerose interruzioni che ci sono state. Ho sempre apprezzato il garbo dei tuoi interventi e quindi confesso che questo riferimento alla “dignità” mi risulta difficile da comprendere. Sarei io senza dignità? Oppure la stagista? Oppure chi? L’unico senza dignità qui è il caporedattore che abusa del suo potere.
    Mi chiedo se voi delle vostre generazioni per le quali il lavoro non è mai stato davvero un problema vi rendiate conto di che cosa significa non avere un lavoro, non trovarlo, non avere margine di riuscita, essere calpestati dai raccomandati, essere sfruttati per anni e poi cacciati a calci nel sedere, senza uno straccio di contratto e quindi senza alcuna sollevazione da parte dei sindacati, che sono un’istituzione sfasciata e in corso di estinzione. Vi rendete conto voi delle generazioni per le quali il lavoro non è mai stato davvero un problema in che situazione si trovano “i giovani”? Se ti si è sentito offeso per il mio humor rispetto alla cilecca del caporedattore, davvero mi dispiaccio. Non è mia intenzione offendere la sessualità degli over 50. Sto semplicemente raccontando la mia storia di soprusi e ingiustizie commesse da un over 50 (ricordo che Porco Primo invece era un over 60) che se ne approfittano delle “giovani” donne sull’orlo della disperazione in un Paese dove il gender gap, cioè il divario tra uomini e donne nel lavoro, è tra i peggiori dei paesi “sviluppati” e dove soltanto il 43% delle donne lavora. Spero sia chiaro che certi particolari non sono altro che pretesti che uso per mettere in ridicolo i porci che ho incontrato e non certamente tutti i 50enni con possibili défaillance.

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