“Barbara, perché sei così topa oggi?”

Qualche tempo fa Barbara, una lettrice del blog, mi ha scritto la sua storia. Ho deciso di raccontarvela. Ecco la terza puntata

Qualsiasi cosa mi metta, è un buon pretesto per essere tormentata.
Premetto che non ho un look fisso. Passo con disinvoltura dallo sportivo al formale, vado a periodi. Nell’ultimo anno ho dovuto abbandonare quasi del tutto i tacchi perché mi fanno male alla schiena. Quindi ora tendo a vestirmi casual tutti i giorni.

Ecco qualche “battuta” del tutto fuori luogo che mi è stata rivolta dai colleghi e del capo nell’ultimo periodo, mentre ero in ufficio.

Barbara, perché sei così topa oggi? (Un giorno che avevo rimesso i tacchi)

Con questo rossetto rosso mi vengono strane idee. (Davanti ai colleghi)

Barbara, oggi hai due tette enormi! (Ero in premestruo)

Con questi occhiali e i capelli legati mi ecciti un casino.  (Avevo i capelli sporchi e gli occhi gonfi per il poco sonno)

Se nel prossimo viaggio vieni con me, ti prometto che ci divertiamo da matti. Non ti faccio uscire dall’hotel. (Io non viaggio mai perché, come ho raccontato prima, il capo non mi hai mai fatta promuovere).

Oggi sei veramente scopabile. (Alla macchinetta del caffè, mentre aspetto il mio turno)

Ma se io ti dico qual è la situazione col cliente tedesco, tu poi me lo dai un bacino? No? Allora non te lo dico. (Avevo chiesto a questo collega cinquantenne delle informazioni per compilare un documento. Alla fine, dopo mezz’ora di sue insistenze e di frasi come “non sarai mica una bacchettona”, ho dovuto dargli un bacio sulla guancia)

Alla cena aziendale dello scorso Natale è successo un episodio che mi ha fatta addirittura piangere. Eravamo al ristorante. C’erano una cinquantina di dipendenti, alcuni di una nuova ditta del gruppo. Tre di questi erano al mio tavolo. Uno di loro non ha mai smesso di fissarmi il seno. Non mi ha mai parlato, né si è presentato, ma si è permesso di guardarmi senza sosta. A fine cena si alzano. Stanno per andarsene. Quello che mi fissava si gira verso di me e, ad alta voce, dice: io adesso vado a prendere il caffè, se lo voglio macchiato vengo da te, giusto?
Io non so cosa rispondere.
Nessuno mi viene in soccorso.
Qualcuno ha anche il coraggio di ridere.

Spesso mi chiedo perché resto qui. Potrei andarmene, espatriare, come fanno in tanti. Credo di avere troppa paura. E c’è mia madre. È ancora in causa con mio padre per la divisione dei beni del divorzio. Lui è sempre al bar e non ci dà nemmeno un soldo. E ho una relazione con una persona che non voglio lasciare.

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5 pensieri su ““Barbara, perché sei così topa oggi?”

  1. Pietro Rondo Spaudo ha detto:

    Come già detto, ho passato una vita di lavoro (e, a pensarci bene anche l’infanzia e l’adolescenza) praticamente solo con donne. Ho letto la serie di commenti e li trovo estremamente volgari e dimostrazione d’una ignoranza crassa. Le stesse cose si possono dire in modo da non offendere, magari anche lusingare chi li riceve. Mi considero una persona normale, ma ho sempre ricevuto un sorriso di simpatia in cambio dei miei apprezzamenti (certo mai diretti come quelli descritti). Solo una volta mi è successo il contrario, mi brucia il mio errore perché ho ferito la sensibilità d’una collega. Per questo non ho dimenticato.

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Pietro, grazie del suo contributo garbato. Ho, però, una perplessità riguardo al fatto di “dire le stesse cose in modo più gentile”. Se io dico “ti vedo bene” a un collega è perché penso che magari sta bene col nuovo taglio di capelli oppure con la maglietta di un certo colore, non perché sotto sotto penso “che topo che sei, quanto ti scoperei”. Il punto è proprio questo: se uno fa un commento perché pensa “quanto ti scoperei” allora questo commento non deve farlo perché è molestia. L’aspetto di una donna, la sua presenza, non autorizza gli altri a farle sapere “quanto la scoperebbero”.

      Posso chiederle, sempre sul tema: quando ha urtato la sensibilità della sua collega che cosa le ha detto esattamente? Ha voglia di raccontarlo?

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  2. Pietro Rondo Spaudo ha detto:

    Cominciando dal fondo, cercherò di essere stringato limitandomi ai fatti. Un grazie però se lo merita con la mia gratitudine poiché (come mia abitudine, poco importa se m’illudo lei mi è cara comunque) leggo fra le righe la sua considerazione e simpatia. Inoltre mi dà la narcisistica possibilità di parlarmi addosso. Con questa mia collega successe che io, scimmiottando una canzone di Farassino, commentassi il suo didietro opulento. “La meglior donna è quella paisanota (omissis) el so cù gros.” Lo sbaglio non fu tanto ricordarle l’abbondanza dei suoi fianchi quanto “dimenticarmi” quanto fosse timida e riservata di carattere. L’ho rivista non molto tempo fa presso amici colleghi, vedova da poco per avere perso improvvisamente il marito ad un’età nella quale si vive e non si muore. La tristezza della perdita la rendeva ancora più bella, simile per me ad una madonna del rinascimento. Però questo me lo sono tenuto dentro per non commettere un secondo errore.
    “dire le stesse cose in modo più gentile”. Ha ragione a correggere la mia opinione, ma io mi sono troppo basato su me stesso che prima d’arrivare al sesso ho bisogno di condivisione ed amicizia anche se ho sempre annuso quel sottile e primitivo aroma trasgressivo che ogni uomo sente davanti aduna donna.

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  3. Pietro Rondo Spaudo ha detto:

    Non mi piace essere considerato uomo d’altri tempi, forse perché è vero,. La gente che frequento è molto più giovane di me e la pensa più o meno allo stesso modo. D’altri tempi anche loro?

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