Vademecum contro le molestie sul lavoro

Gli ultimi post sulla storia di Barbara hanno suscitato indignazione tra le lettrici e i lettori del blog. Barbara mi ha fatto sapere che ha deciso di andarsene dall’azienda. Ha dato le dimissioni. Ora sta per aprire una sua attività, inseguendo una passione che ha da sempre.

Una lettrice mi ha suggerito di fornire consigli utili su come comportarsi nei casi di molestie sessuali che, seguendo la scuola anglosassone, dovremmo iniziare a chiamare anche in Italia violenze sul lavoro.

Bisogna, innanzitutto, tenere presente che sono molestie sessuali tutti i comportamenti di carattere sessuale non desiderati, che offendono la dignità di chi li subisce come:
• insinuazioni e commenti equivoci sull’aspetto esteriore
• osservazioni e barzellette che riguardano caratteristiche, comportamenti e orientamenti sessuali
• contatti fisici indesiderati
• avances in cambio di promesse di vantaggi
• inviti indesiderati con un chiaro intento a sfondo sessuale
• ricatti sessuali
• atti sessuali, coazione sessuale o violenza fisica
• materiale pornografico sul luogo di lavoro

Che cosa fare in caso di molestie?
È difficile dare una risposta esaustiva in poco spazio. Inoltre, sono convinta che sia sbagliato pensare che debbano essere sempre e soltanto le persone che subiscono una molestia o una violenza a dovere fare qualcosa. In realtà dovremmo creare una società che educhi a non commettere violenze sulle donne e insegni ai testimoni e alle testimoni a intervenire.

Riporto qui alcune indicazioni di “auto – aiuto” fornite da Rosa Amorevole, consigliera di Parità per l’Emilia Romagna ed esperta in materia di lavoro e contrasto delle discriminazioni.

• Dire al molestatore che la molestia non è gradita. Se hai paura di parlare direttamente con il molestatore, o se le tue lamentele non hanno avuto effetto, puoi scrivere un’email elencando ciò che ti disturba e chiedendo che interrompa i comportamenti sgradevoli. Devi conservare una copia di quanto hai scritto: se hai usato l’email di lavoro, stampa l’email e invia una copia al tuo indirizzo privato.

• Se non smette, parla e chiedi aiuto: non è utile affrontare in solitudine le molestie. Non devi nascondere né minimizzare i fatti. Soprattutto non devi pensare di essere responsabile di quanto accade: non è colpa tua se il molestatore ti tormenta, ti ricatta o ti fa violenza fisica.

• Rivolgiti al consigliere di fiducia del tuo posto di lavoro (alcune grandi aziende e pubbliche amministrazioni hanno questa figura all’interno del loro organico): ascolterà le parti e cercherà una soluzione (informale o formale, rifacendosi al codice etico o al codice di condotta interno). Se lavori nella pubblica amministrazione, potrai chiedere aiuto internamente al Comitato unico di garanzia. Oppure rivolgiti alla consigliera di parità territoriale che agirà gratuitamente e insieme a un tuo avvocato di fiducia.

• Raccogli le prove: email, lettere, registrazioni di telefonate, testimonianze. Anche se non fossero ammesse a un processo, sono molto utili nella trattazione informale del tuo caso e nella ricerca di una soluzione conciliativa (con riconoscimento economico del danno): spesso le aziende preferiscono chiudere privatamente la questione e le prove possono essere molto utili.

• Annota sempre ciò che accade: tieni un diario con i nomi di chi molesta, la data, l’ora e il luogo; il tipo di molestia e la tua reazione; la presenza di testimoni.

• Parla con i colleghi di cui ti fidi. Potresti scoprire di non essere l’unica ad aver subito molestie e potreste concordare un’azione comune. Inoltre, colleghi e colleghe possono aiutare a prevenire le molestie, per esempio evitando che tu resti sola con il molestatore.

• Contatta gli ex colleghi: talvolta colleghe e colleghi, pur solidali, non se la sentono di testimoniare contro il molestatore. Può esser utile sentire ex colleghi: probabilmente alcuni di loro hanno subito lo stesso trattamento in passato e potrebbero testimoniare senza temere ritorsioni.

• Anche se sei precaria, il datore di lavoro è responsabile della tua incolumità fisica e psichica e deve adottare tutte le misure necessarie a garantirla (vedi l’articolo 2087 del codice civile).

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