“Se rispondi alle domande dopo ti porto a scopare, altrimenti ti taglio le palle”

Claudio, un lettore del blog, mi ha scritto la sua storia. Ve la racconto.

Sono un ragazzo. E sono gay. Studio biologia in un’università del Sud. Vivo in una provincia come tante, dove essere omosessuali non è ammesso. Le allusioni, i sorrisini, le battute sono un continuo senza fine delle mie giornate. Oramai ci ho fatto l’abitudine, non mi faccio prendere emotivamente più di tanto. Questo, almeno, è quello che mi racconto. Tutti quanti abbiamo bisogno di una storia da raccontarci, per resistere.

Il Porco l’ho incontrato a un esame. È un professore, con la camicia ben stirata e la giacca appesa all’attaccapanni. Ha i capelli ancora scuri, nonostante abbia una cinquantina d’anni. Forse se li tinge. Sono ore che aspetto il mio turno. Lui dopo ogni esame si alza e sparisce per un po’. Finalmente, alle 8 di sera passate, tocca a me. Sono l’ultimo della giornata. Mi avvio verso la cattedra, indossando la mia faccia migliore. Mi stampo un sorriso cortese sul viso. Mi siedo. Lui è di fronte a me. Si strofina le mani. Mi fissa negli occhi. Poi apre la bocca e mi dice: allora, se rispondi alle domande dopo ti porto a scopare, altrimenti ti taglio le palle.
Io non so che dire. Mi sembra che mi abbia tirato una martellata in testa. Cerco di restare lucido. Forse dovrei fare una battuta? Dicono sempre che l’arma migliore è l’ironia. Ma a me viene solo da piangere.

Il problema, per come la vedo io, non sono soltanto i Porci, sono anche i loro alleati, che mi denigrano appena ne hanno l’occasione. Tra loro ci sono anche le donne. L’altro giorno al laboratorio di chimica eravamo in quindici, tredici ragazze, io e Filippo, un mio amico. La professoressa dice: ragazzi, oggi titoleremo ossalato di calcio con EDTA. Anche se visto che siete più donne dovrei dire ragazze, ma voi lo sapete, l’italiano è maschilista.
Io allora rispondo: non si preoccupi professoressa, siamo tutti e due femministi, può usare anche ragazze se vuole.
E lei: mah più che femministi mi viene in mente un’altra parola, ma sono parole che è meglio non escano dalla bocca di un docente.
Tutte si mettono a ridere, come se questa fosse la battuta del secolo. Anche io all’inizio sorrido, non voglio perdermi il divertimento collettivo. Dopo qualche secondo, però, mi rendo conto che non c’è niente da ridere. E mi sposto verso la parte più buia della stanza. Resto lì, in disparte, ad ascoltare il resto della lezione, senza muovermi.

Di episodi simili potrei raccontarne altri. Lo so che non sono io a essere sbagliato. Ma a volte dirselo da soli è difficile. E allora fa bene parlare. Spero di avere dato un contributo, anche se piccolo. Perché stare in silenzio è la cosa peggiore.

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11 pensieri su ““Se rispondi alle domande dopo ti porto a scopare, altrimenti ti taglio le palle”

  1. Pietro Rondo Spaudo ha detto:

    Poco importa se sei o meno gay, tu sei dall’altra parte, fuori schema come lo sono io che gay non sono. E questo basta perché costringi a pensare, ad uscire dagli stereotipi tanto comodi e consolidati.

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    • Gabriella ha detto:

      Chiunque tu sia, Claudio, mi scuso a nome della categoria dei docenti, di cui faccio parte. Quelli che hai citato portano indegnamente il titolo di professori ( ma anche di esseri umani se è per quello)

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  2. Cloe ha detto:

    Ciao Claudio, ciò che scirivi è inaccettabile. Non c’è un tutor per le questioni lgbt nell’università che frequenti? Alcune ce l’hanno e simili episodi sarebbero subito redarguiti.

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  3. grazia ha detto:

    gli sbagliati, caro claudio, sono senz’altro questi baroni che utilizzano l’ironia come un coltello affilato e guai a chi si trova ad essere l’oggetto da deridere. Secondo me questo episodio non deve passare inosservato, anzi va assolutamente segnalato in modo che questi insegnanti(che in verità sono solo maestri di ignoranza e discriminazione), vadano quanto prima richiamati….
    Devi fare nome di università e docenti, devono pagare e soprattutto devono subire la vergogna di essere individui del tutto inadeguati al ruolo che la società li riconosce. Tu dal tuo canto, continua per la tua strada nella piena dignità e non restare mai indifferente a questi insulti e denunciali ad alta voce

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  4. maomarta ha detto:

    Claudio, spero tu possa leggere questi commenti e sentirti abbracciato da tutti noi anche solo per pochi istanti. Io ho scelto di tentare la strada della ricerca, in Italia, proprio perché il cambiamento è lì, dietro l’angolo; lo vediamo e lo sentiamo ma dobbiamo fare ancora qualche passo e arrivare alla meta.
    Grazie per aver condiviso queste violenze e averti/ci permesso di aggiungere un tassello alla strada che dobbiamo fare, perché parlare vuol dire non accettare.
    Se volessi valutare le tue opzioni dal punto di vista legale puoi contattare rete lenford (http://www.retelenford.it) che si batte per il rispetto e la promozione di questioni LGBTI, fornendo anche tutela giudiziaria. Anche solo per capire cosa puoi fare per tutelarti, per rendere la tua università più attenta e perché chi ti ha detto queste cose senta che gli invertiti sono loro.

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  5. Eliana ha detto:

    Grandissima questa frase: “non si preoccupi professoressa, siamo tutti e due femministi, può usare anche ragazze se vuole”. Mi sembra significativo che, invece di apprezzarla – specie in quanto donna teoricamente sensibile all’argomento, come dimostrerebbe la sua prima battuta -, la prof. abbia risposto con l’aggressione, brutalmente insultante (fa più palese e più pesante l’insulto proprio mentre fa finta di censurarlo). Ma infatti nel sapere che la lingua è maschilista e accettarla comunque così com’è stava già dimostrando la sua posizione eternormativa. Poi che sia omofobica oltre che maschilista probabilmente ha un senso.
    Sull’altro prof non commento neanche: si commenta da solo.
    Chi sa perché questa violenza sulle donne e sui gay. Deve esserci forse qualcosa che rappresentiamo che ad altri disturba e minaccia…
    La mia solidarietà dalle isole Canarie.

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Grazie a tutte e a tutti per i commenti. Spero che Claudio li abbia letti e che si sia sentito meno solo. Spero anche che abbia voglia di contattare Rete Lenford anche soltanto per sapere quali sono le possibilità di raccolta prove per un’eventuale denuncia.

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  6. s1m0n4 ha detto:

    Tutta la mia solidarietà a Claudio, certi docenti non dovrebbero insegnare e nessuno al mondo dovrebbe viver il proprio orientamento sessuale in questa maniera

    Però non capisco perché questo post abbia ricevuto più commenti di quelli che raccontano le vicissitudini di Barbara. Perché l’università é pubblica mentre le aziende sono, invece, private?

    A voler pensar male sembrerebbe che anche i/le lettori/lettrici di questo blog tendano a minimizzare la gravità di certi episodi, se la vittima é una donna. Spero di sbagliarmi.

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