“Un giorno ho detto: sono lesbica. E hanno smesso di tormentarmi”

Ciao Olga,

ho letto il tuo libro e seguito il blog. Ti scrivo per dirti che penso sia davvero importante parlare e raccontare della mortificazione che moltissime di noi vivono tutti i giorni. Ho passato il tuo libro ad altre amiche, perché le lamentele e i racconti sulle molestie in ufficio non rimanessero ad un livello di confidenze femminili ma potessero acquisire una consapevolezza programmatica e politica. Spesso però, come saprai, il sessismo è così parte del nostro panorama che noi stesse ci troviamo nella drammatica condizione di non riuscire a riconoscerlo, di essere le prime a minimizzare, a considerarlo un fatto di natura.

Vorrei raccontarti la mia storia. Sono sempre stata molto bella e fin da adolescente ne ho, in un certo senso, sofferto. Gli uomini non mi giravano intorno per i libri che leggevo, per il mio carattere ma principalmente perché volevano provarci. Con il tempo ho imparato a riconoscere gli amici dai mosconi e in questo senso è andata meglio. Molto giovane ho iniziato a lavorare nello spettacolo, con mansioni di una certa responsabilità, sono stata catapultata in un mondo in cui lavorano principalmente donne ma comandano sempre gli uomini. Il mondo dello spettacolo è, come saprai, tradizionalmente molto libertino. Non fu questo che mi sconvolse. Mi sconvolse come la mia professionalità e la mia competenza non avessero nessun peso, le mie parole non erano prese seriamente in considerazione. Mi sconvolse come mi portassero a pranzo con loro perché ero di bella presenza, una bella statuina, ma si sa l’estetica è importante e nel mondo dello spettacolo ancora di più. Tutti sono simpatici all’inizio poi quando faccio capire che non c’è storia, un po’ meno… “Sei così bella, perchè non sorridi mai?” “Una ragazza carina come te dovrebbe portare gioia e allegria”. Nella situazione di pericolo scopro le mie carte e decido di “giocare” con la mia bisessualità, banale e meschina strategia di sopravvivenza. Dichiaro: sono lesbica. Ecco che tutti come per magia mi guardano con occhi diversi. E’ accettabile che una lesbica non sorrida, che faccia il suo lavoro seriamente e che non sia svenevole con l’uomo di potere di turno.

La mia fortuna è stata essere giovane, capire cosa volevo e cosa non volevo da quel lavoro e da quella vita e avere la possibilità economica per cercare qualcos’altro.
Ora lavoro in un ufficio di sole donne (anzi no, c’è anche un ragazzo che fa uno stage). Non ho scelto quell’azienda perché ci sono solo donne, anzi all’inizio non ci ho nemmeno fatto caso. L’ho scelta per motivi artistici, personali e politici. Solo qualche settimana dopo mi sono accorta, ascoltando gli agghiaccianti racconti delle mie amiche sulla mortificazione delle loro facoltà intellettive che subiscono ogni giorno in ufficio da parte dei colleghi, di quanto fossi stata fortunata.

Tutto questo per dire cosa? Che sono gli strumenti che ci mancano, non solo la possibilità economica di dire no ma anche la possibilità intellettiva e cognitiva di riconoscere quello che stiamo subendo e di lottare tutte insieme perché non accada mai più. Ecco io penso che il tuo libro possa fare molto per aprire gli occhi a chi ancora oggi crede che sia normale essere oggetto di scherzi e di battute, di osservazioni su come sei vestita, su come sorridi, sul fatto che forse oggi sei così scontrosa perché hai il ciclo.
Dunque grazie,
continuiamo a lottare

Ginevra

 

 

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2 pensieri su ““Un giorno ho detto: sono lesbica. E hanno smesso di tormentarmi”

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