A sostegno di Matilde

In merito al post pubblicato su Matilde: hanno offerto il loro sostegno e aiuto tre avvocate, la presidente di un centro antiviolenza (ho chiesto a ognuna di loro di mandare un contributo per il blog, in modo che possa essere utile per chiunque ne abbia bisogno) e la consigliera di Parità dell’Emilia Romagna, Rosa Amorevole (autrice del decalogo finale del libro Toglimi le mani di dosso). Amorevole ha parlato con Matilde e sta cercando di creare una rete di supporto sul territorio. Ha anche scritto queste riflessioni.

“Sono molto arrabbiata. Non ci sono altre parole per esprimere il mio stato d’animo di fronte al caso di Matilde, testimonianza raccolta da Olga Ricci e pubblicata su questo blog. Ho parlato con la giovane donna che lavora come impiegata in una piccola azienda, e mi sono fatta un quadro dettagliato della situazione. Come è possibile che una donna debba subire tutto questo, nel 2016? La mia rabbia aumenta quando penso alla sentenza di pochi giorni fa (e una lettura attenta della sentenza ci offrirà ulteriori elementi di riflessione) che vorrebbe declassare una molestia sessuale a gioco di una persona un po’ immatura.

Il tema delle molestie sessuali sulle lavoratrici era molto dibattuto agli inizi degli anni ’90 con inchieste, soprattutto europee, sindacali o giornalistiche, che ne hanno raccontato numeri e storie. Il fenomeno pareva essersi affievolito, in seguito, anche grazie al nuovo ruolo giocato nello spazio pubblico (mercato del lavoro, politica, cultura) e alla maggiore consapevolezza acquisita nel confronto tra donne. Le discriminazioni di genere in ambito lavorativo, che per anni ho trattato come consigliera di Parità, facevano riferimento prevalentemente al rientro dalla maternità o alle difficoltà nella carriera. Poi qualcosa è cambiato e mi sono ritrovata a dover affrontare il primo caso di molestie sessuali sul lavoro, poi il secondo, e quindi altri ancora. Una sequela non standardizzabile: tutte situazioni diverse (per dimensione aziendale, per area territoriale, per inquadramento professionale), ma con risvolti analoghi: la solitudine della donna “oggetto di attenzioni moleste”, le difficili relazioni con colleghi/e e familiari, l’abbandono del posto di lavoro, la sottovalutazione e l’auto-colpevolizzazione, la difficoltà di trovare conforto ed aiuto.

Come consigliere di Parità posso dire che, sul territorio italiano, abbiamo agito in maniera efficace, portando avanti azioni conciliative (piani di rimozione delle discriminazioni) e in giudizio che hanno prodotto soluzioni e sentenze innovative, utili a chi aveva subito molestie. Azioni che hanno permesso anche una evoluzione del dibattito giuridico.

È evidente, però, che il nostro lavoro non è finito. Dobbiamo andare avanti e riuscire ad essere sempre più efficaci. È nostro dovere aiutare le donne come Matilde che incontreremo, trovando le utili sinergie territoriali tra tutte e tutti coloro che presentano, al contempo, sensibilità e ruolo professionale per contrastare il fenomeno delle molestie sessuali in ambito lavorativo. E a chi non condivide l’utilità degli organismi di parità, delle politiche di parità e pari opportunità, delle azioni di contrasto alle discriminazioni di genere in ambito lavorativo, dell’utilità di una ministra competente sul tema… dovremo sempre di più rispondere con fatti e azioni comuni. Più che mai, adesso, servono fatti, e non parole. Le parole lasciamole per dopo, quando rifletteremo sul cambiamento effettivamente prodotto grazie al lavoro collettivo”.

 

 

 

 

 

 

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