La storia di Alessia, molestata dal collega che si occupa di diritti civili e legalità

Mi chiamo Alessia e ho 45 anni. Non pensavo che potesse toccare anche a me, credevo di essere immune. Mi sono sempre occupata di diritti delle donne e violenza e pensavo di avere gli strumenti per riuscire a evitare certe cose, ma purtroppo la consapevolezza da sola non basta per proteggersi dalle molestie sul lavoro.

Ecco la mia storia. Conosco un uomo che come me si occupa di diritti civili e legalità. È un’autorità nell’ambiente e ha moltissimi contatti. Per circa tre anni ci sentiamo soprattutto per telefono e ci vediamo esclusivamente durante le riunioni di lavoro e studio. Lui si dimostra competente e professionale, sempre aggiornato. Io lo stimo molto e iniziamo a collaborare per iniziative, convegni ed eventi.

Poi qualcosa cambia. Lui mi cerca sempre più spesso per parlarmi dei suoi problemi di famiglia e di questioni di lavoro che non mi riguardano direttamente. Io sono felice che lui si confidi con me, che il nostro rapporto professionale diventi anche un’amicizia sincera. Lui però diventa sempre più pressante, pretende che io risponda al telefono ogni volta che mi cerca, anche se sono occupata. Se non lo richiamo, mi rinfaccia di essermi fatta i soldi grazie a lui e di ignoralo. Cerco di gestire la sua insistenza spiegandogli che non può pretendere così tanto da me e dirado gli incontri, anche di lavoro.

Di fronte a questo mio cambio di atteggiamento lui, invece di capire che sta esagerando, mi chiede di avere un rapporto sessuale con lui. Mi dice che non lascia mai le donne insoddisfatte. Io sono incredula. Rispondo con una battuta scherzosa. Lu si arrabbia. Mi fa la paternale sulla mia condizione di “infelicità sessuale”. Gli dico che non si deve permettere. Lui grida.

Le conseguenze sono quelle che racconta Olga nel suo libro e che tante donne hanno raccontato in questo blog: ripicche, minacce velate, diffamazione e poi la vendetta lavorativa, con perdita della collaborazione.

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