Le giornaliste americane raccontano a Newsweek le loro storie di molestie e violenze sessuali

 

 

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È trascorso quasi un anno da quando è stato pubblicato il libro Toglimi le mani di dosso. Mai nessuno, in Italia, ha avuto l’interesse o il coraggio di fare un’inchiesta sul sistema delle molestie sessuali nel mondo dei media. Se ci fosse qualche volenterosa o volenteroso, potrebbe prendere esempio dal settimanale americano Newsweek che ha deciso di raccontare le molestie alle giornaliste, usando pseudonimi per proteggere chi ha deciso di parlare. La mia traduzione, con tagli alla parte finale (dove si parla delle violenze esterne alle redazioni) dell’articolo di ieri di Lucy Westcott “Le giornaliste raccontano le loro storie di molestie sessuali”. Ecco il link al testo originale in inglese.

Clara Rollins aveva 18 anni e faceva pratica come fotografa in un giornale degli Stati Uniti del sudest quando un caporedattore le chiese se avesse mai fatto sesso. Per due anni il caporedattore mandò a Rollins (non è il suo vero cognome) diversi messaggi chiedendole di andare a trovarlo a casa sua. Una professoressa di Rollins intuì cosa stava succedendo e le consigliò di stare attenta, ma la ragazza non le diede retta perché il ricatto sotteso era che se lei non ci fosse andata non avrebbe ricevuto nessuna raccomandazione per altre internship o lavori futuri. E così, dopo avere rifiutato per diverse volte, un giorno andò a casa del caporedattore e chiese di guardare un film insieme. Lui le rispose che non era quella la ragione per la quale era lì e con la forza le praticò un rapporto orale, prima che lei riuscisse a prendere i vestiti e a scappare via. Da quel giorno lui la cercò per altri due mesi fino a quando lei non finì lo stage. Lui continua a lavorare al giornale. 

Rollins è una delle 53 donne e due uomini che hanno contattato il settimanale Newsweek per raccontare le loro storie di molestie e violenze sessuali legate a lavori nel giornalismo. È stato garantito l’anonimato a chi l’ha chiesto. Molte donne continuano a lavorare nei giornali dove hanno subito le molestie. Questa non è una ricerca con basi scientifiche ed è virtualmente impossibile sapere quante giornaliste hanno avuto a che fare con molestie sessuali nella loro carriera, ma si tratta di un’occasione per ascoltare le storie di donne che hanno dovuto affrontare comportamenti irritanti, minacciosi, violenti mentre cercavano di fare il loro lavoro. Newsweek non ha contattato gli accusati per chiedere conferma.

Come donna e come reporter non sono stata immune dai problemi di violenza sessuale. A 22 anni lavoravo a Washington quando un giornalista più vecchio di me e sposato mi invitò ad andare a vedere le stelle nella campagna della Virginia. Quando rifiutai mi mandò un’email: “Spero di potere contare su di te e di non sentire strane voci in ufficio”.

Come altre donne che hanno parlato a Newsweek, Rolling, che adesso ha 23 anni, mi ha spiegato che continua a incolparsi per quello che è successo. “Ho capito che avevo subito uno stupro solo quando sono andata in terapia. La questione del consenso non mi sfiorava a 18 anni”. Adesso, dopo cinque anni, ancora non riesce a scrivere storie che riguardino violenza sessuale a causa della sindrome di disturbo post-traumatico da stress. “È una situazione umiliante non perché il mio capo di adesso non accetti questa situazione, ma perché ho dovuto spiegargli i motivi, una cosa che nessuna giornalista vorrebbe fare”.

Negli Stati Uniti si è discusso di molestie sessuali nel sistema dei media in seguito alle accuse a Roger Ailes, ex amministratore delegato di Fox News, accusato di molestie da diverse dipendenti, incluse le conduttrici Megyn Kelly e Gretchen Carlson. All’inizio di agosto il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che sua figlia Ivanka opterebbe per una carriera diversa oppure per un nuovo posto di lavoro se dovesse avere a che fare con un molestatore. Anche Eric, figlio di Trump e fratello di Ivanka, ha detto che Invaka è una donna forte e potente e non si troverebbe mai a subire molestie sessuali.

Secondo uno studio del 2013 realizzato da International Women’s Media Foundation (IWMF)i due terzi delle giornaliste donne hanno dovuto subire una qualche forma di molestia o abuso nel loro lavoro, incluse vere e proprie intimidazioni e violenze sessuali e fisiche. La maggioranza delle 822 donne intervistate non ha denunciato l’accaduto. I cambiamenti nell’industria dei media, che includono la precarietà, fanno sì che poche donne dicano ai manager oppure ad altre autorità quello che subiscono per paura di ritorsioni, ha spiegato Elisa Lees Muñoz, direttrice esecutiva di IWMF. Una recente ricerca inglese indica che metà delle donne lavoratrici di diversi ambiti ha subito molestie sessuali, con un picco del 63 per cento tra le giovani tra i 16 e i 24 anni.

Pensando a quando lavorava a Washington, Elizabeth (non è il suo nome vero) sta ancora male. Lei e un suo collega erano diventati molto amici fino a quando un giorno lui ci ha provato. “Ricordo che lui rimase sorpreso quando rifiutai, come se pensasse che io lo avessi incoraggiato. Si offese molto”. Presto iniziò a mandarle messaggi continui, a cambiare i turni in modo che coincidessero con i suoi, ad andare al giornale quando lei faceva le mattine. Un giorno si trovò da sola con lui in redazione e lui la aggredì urlandole che era stata una stronza, che lo aveva preso in giro, che sarebbero stati una coppia perfetta insieme. Elizabeth poi venne mandata in Medio Oriente e non denunciò mai il collega.

La maggior parte delle donne hanno raccontato a Newsweek che sono state molestate soprattutto all’inizio della loro carriera, quando erano affamate di ingaggi e meno inclini a denunciare un incidente per paura delle conseguenze. Janille Miller, adesso 39enne, aveva 25 anni quando durante un colloquio di lavoro le è stato chiesto di alzarsi e girare su se stessa. “Ero con il direttore e il caporedattore, entrambi uomini. Mi sono sentita umiliata e disgustata dal modo in cui mi hanno guardata, ispezionando come se fossi un pezzo di carne. Sapevo che quello che stava succedendo era sbagliato e mi sono odiata per avere eseguito le loro indicazioni”. Poi però ha cercato di focalizzarsi sul fatto che le avevano offerto un lavoro.


 

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