Chi sono

Mi chiamo Olga. Sono una giornalista professionista e lavoro come freelance (ma chiamatemi precaria, se preferite). Ho aperto questo blog che racconta la storia di una violenza sul lavoro.

Le cose, quando accadono, non sono sempre facili da riconoscere né da nominare. Io quando ho incontrato il Porco al lavoro non ho trovato le parole adatte per definire quello che mi stava succedendo e ho subito in silenzio, senza riuscire a portarlo nell’aula di un tribunale e senza guadagnarmi la solidarietà dei colleghi e delle colleghe.

Con questo blog vi porto dentro i meccanismi sociali e psicologici che stanno alla base della violenza sul lavoro. Un tema di cui si preferisce tacere, in Italia, sui media e altrove.

Eppure le donne italiane che hanno subito ricatti, molestie e vessazioni sessuali sul luogo di lavoro (o per motivi di lavoro), nell’arco della loro vita, sono circa 1 milione e 308mila. Abusi accaduti al momento di una promozione, dell’assunzione, oppure durante l’iter lavorativo. Le più colpite sono le donne tra i 25 e i 44 anni, diplomate e laureate, nelle grandi città del Centro Nord, nei settori dei trasporti, delle comunicazioni e della pubblica amministrazione.

Quasi non ci sono denunce: il 91% degli stupri o tentati stupri e il 99,3% dei ricatti sessuali non vengono segnalati. Le vittime non ricorrono alla legge per motivi diversi: paura, vergogna, imbarazzo, timore di essere trattate male, assenza di fiducia nelle forze dell’ordine, mancanza di prove. Per sottrarsi alla situazione di violenza, la maggior parte delle donne cambia posto di lavoro.

Dalla mia storia personale, sono passata a raccontare anche quella di altre donne, che stanche di subire in silenzio, hanno deciso di parlare delle molestie e delle violenze che hanno subito al lavoro. Spesso ribellarsi è difficile perché non c’è lavoro e perché il precariato ci frega tutte.

* Ringrazio Stefania Spanò per l’illustrazione
www.facebook.com/IllustrAutrice

31 pensieri su “Chi sono

  1. Thid ha detto:

    Per ora ho letto solo i post di luglio ma mi metterò in pari. Complimenti davvero. Per fortuna quello delle molestie sul lavoro non è un problema che ho dovuto affrontare (fino ad ora ^^), ma il precariato è diventato uno stile di vita a cui mi sono dovuta adattare per forza di cose e mi sembra che tu lo descriva con poche espressioni molto crude e molto azzeccate. Tutti sembrano sempre sminuire i problemi che comporta, negare la sensazione di fragilità e la frustrazione. E’ bello leggere qualcuno che non ha paura di dire le cose come stanno. 🙂

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  2. lele ha detto:

    Aiuto. A leggere queste pagine ritrovo brutte sensazioni provate sul posto di lavoro e represse. “Ma no, non sarà così, sei tu che sei paranoica!” E invece….
    Bisogna ancora tenere alta la guardia. Troppi porci al lavoro (ora fanno anche festini al Foro Italico…)
    Questo blog è una luce che aiuta a non spegnere l’attenzione.
    complimenti.

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  3. D ha detto:

    Ciao, capito da queste parti perché ho visto poco fa l’articolo sul fatto quotidiano a proposito del tuo blog, ed ho già letto tutti i tuoi post. Per quel che serve hai tutta la mia solidarietà, anche se probabilmente non te ne farai molto. Sarà forse anche perché sei mia coetanea, ma nelle tue parole rivedo me stesso a caccia dei miei sogni (anche se in un altro campo), con la sola differenza che io ho deciso ad un certo punto di andare via dall’Italia, cosa che mi ha probabillmente permesso in quei sogni di continuarci a credere (anche se in mezzo a tante difficoltà). Ti auguro il meglio per la tua vita, e non soltanto per il tuo contratto: so che ciò che sto per dire potrà sembrarti ridicolo nella tua situazione, ma non permettere mai a tutta questa merda di abbrutirti, di spostare il focus della tua vita dai grandi ideali che avevi qualche anno fa alla brutale firma di un contratto. Probabilmente la vera sconfitta sarebbe permettere a questi grossi porci di cambiarci dentro dopo averci ridotti ad elemosinare ciò che pensavamo essere un diritto di base. Magari non starai mai con un tablet su un fiume inquinato, o non farai un reportage a Bollywood, ma il senso profondo dietro questi sogni credo sia un altro, e quello io ti auguro di non perdere mai, qualsiasi cosa tu farai in futuro. Un abbraccio. D

    P.S. giusto una curiosità. Hai cominciato il blog a luglio e – per come è scritto – sembra un diario aggiornato in tempo reale. Quindi suppongo che è solo da tre mesi che ti trovi nella redazione in cui sei. Come mai hai scritto qui “Un travaglio durato due anni e mezzo, fatto di ricatti sessuali e mobbing”? Hai trovato altri porci al lavoro anche dove stavi prima?

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  4. Antonio ha detto:

    Sono uno che legge poco: specialmente le chiacchiere dei giornalisti. Devono essere proprio bravi per attirare la mia attenzione per più di qualche rigo: mi piace la sostanza. Dallo stile con cui scrivi, sei riuscita a trattenere la mia attenzione per più di un post. Il tuo stile è sprecato per essere solo quello di una giornalista. Essenzialmente “il porco al lavoro” in Italia (e non solo) sta come all’ “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello. E’ un qualcosa di troppo radicato. Non aspettarti meritocrazia se non in casi davvero unici. Da come scrivi mi sorge una domanda: davvero il tuo obiettivo è solo quello di essere e rimanere solo l’oggetto dei desideri di un porco al lavoro? Auguri.

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  5. Ester ha detto:

    …ho subito come te ma 10 mesi…è mi sembra di leggere me.
    Capisco la rabbie e delusione, nn ho denunciato neanche io, ma ho raccontato e mostrato le lettere sms e registrazione che ho fatto al direttore delle Risorse Umane, immediatamente ho lasciato il lavoro, mentre lui continua a lavorare li…dopo i po’ la gente si dimentica. Io non riesco a dimenticare.
    Questo e successo a luglio 2012, forse tra un po’ lo accetterò…ora non è possibile.
    .

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      • Francesca ha detto:

        Giusto, queste sono cose inaccettabili. Personalemente cerco di dare il tempo al mio molestatore di capire che non sono interessata ad avere un’avventura con lui, se non lo capisce lo riferisco al suo superiore. D’ora in poi farò così. Siamo in Italia, di porci se ne trovano tanti. Provate a scrivere una lettera a Laura Boldrini dove esponete il problema: dato che sta avendo problemi di insulti sessisti via web, probabilmente prenderà a cuore le vostre vicende.

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  6. porcaro ha detto:

    Tutte ca..ate! Se sei veramente competente, i porci li mandi aff…. seduta stante e te ne vai. Il precariato, la disperazione, ecc, sono tutte scuse di chi in realtà non solo accetta ma disputa con le altre le attenzioni del “porco” (che magari é davvero porco, ma allora non é l’unico a meritare un epiteto)

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    • Anonimo ha detto:

      Questa e la dimostrazione del fatto che l’ignotanza esiste…come fai a fare certe affermazioni? Informati prima del dolore che provoca una situazione del genere e le cicatrici che lascia!
      Mi sembra presuntuoso il tuo commento!
      No comment!

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  7. A. ha detto:

    Cara Olga,
    ho letto il tuo diario/blog e la tua storia e’ tristemente simile a quelle di alcune amiche che lavorano in televisione (e ho detto tutto). Io insegno in una universita’ americana, e qui come saprai le regole sul sexual harassment sono rigidissime, ti fanno veramente passare la voglia di fare il galletto.

    Il fatto e’ che queste sono cose gravi anche se la persona e’ “consenziente.” Leggi a parte, la deontologia professionale dovrebbe proibire e punire rapporti sessuali con persone che sono in qualche modo soggette alla nostra valutazione, come studentesse, pazienti, e dipendenti (precarie e non).

    Spero che la tua battaglia come quella di altre come te riporti viva la fiamma del miglior femminismo italiano, che, va detto, pare proprio estinto. Sono convinto che questa battaglia e’ fondamentale per vincere quella piu’ generale contro un paese dove per fare carriera conta entrare nelle grazie del potente di turno (e ci sono molti modi).

    Forza e coraggio. Non mi permetto di dare consigli. Noi che siamo lontani possiamo fare poco, a parte tifare per voi.

    A.

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  8. gabriele ha detto:

    Ciao Olga, come mai è sparita la colonnina di destra che indicava quali fossero gli ultimi commenti inseriti? Era utile per sapere se ci fosse qualche aggiornamento negli scambi di opinione.
    Ci sono problemi con i grillini?

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    • diariodelporcoallavoro ha detto:

      Grazie Gabriele per la segnalazione! Credo che i grillini ora abbiano problemi ben più gravi di cui occuparsi 🙂
      Immagino si tratti di uno dei “difetti” passeggeri di wordpress. Ora comunque ho sistemato.

      E’ in effetti arrivato un commento che ho censurato ma era firmato “papaboy” e non credo sia imputabile a un grillino…

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  9. Ele ha detto:

    Ti prego, dimmi che ora questa situazione si è risolta, che hai un lavoro vero, che sei rispettata e che non hai più a che fare con il Porco …
    I tuoi post mi mettono addosso un’angoscia e una tristezza incredibili … mentre li leggo il mio pensiero fisso è “spero che questa ragazza ora stia bene e che stia semplicemente ricordando il passato” …

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  10. Giulio ha detto:

    Ciao,Olga,ho letto il tuo libro…le situazioni in cui c’è qualcuno che insiste per farti fare qualcosa anche se non vuoi sono tante nel libro che ho letto,gente molto insistente,sei stata forte a dire sempre di no..in molte pagine ho provato la sensazione del sentirsi in trappola,del doversi trattenere per non dire qualcosa di irreparabile pur sapendo di essere nel giusto..giochi di potere tra chi ne ha di più e chi ne ha di meno,a favore dei primi…buona fortuna nel lavoro

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  11. Bruna ha detto:

    Ho subito molestie per quasi quarant’anni di lavoro da colleghi sposati e non. Ti capisco benissimo , purtroppo ai miei tempi Non esistevano tutele come forse adesso , potevo solo ribellarmi verbalmente e minacciare di passare ai fatti ma senza troppi risultati.Anche in passato avevo paura per il posto di lavoro a cui tenevo molto.Ero la sola donna con 11 uomini ! Tieni duro!

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